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23.07.06 - 13.08.06

     Durante la vacanza in Scozia del 2004, tra un pinta di birra a cena e una porzione di stomaco di pecora a colazione, buttammo lì, tra il serio ed il faceto, la meta del successivo viaggio del MIC.

     Avremmo visitato il nord della Spagna, la lontana Galizia e Santiago di Compostela…e così è stato.

     Come al solito la preparazione del viaggio comincia qualche mese prima, con l’acquisto di cartine e guide, un paio di incontri per decidere tappe, strade da percorrere e cose da vedere ed il gioco è fatto.

     Dopo aver preparato le moto a dovere, il 23 luglio si parte, molto presto (come piace tanto alla Valentina!) per cercare di fare un pò di strada prima di sciogliersi come neve al sole.

     Una piccola nota per dire che il MIC non parte al completo, Mirco e Michela ci avrebbero raggiunto più o meno una settimana dopo nei pressi di Pamplona e quindi avremmo passato sette giorni a zonzo per Auvergne e Limousin in attesa dell’incontro.

 

23 luglio

 

 

     La tappa di oggi è solo di trasferimento e quindi potrebbe sembrare inutile menzionarla. E qui casca l’asino, la giornata invece è bella piena di avvenimenti che vale la pena raccontare. In realtà tutto comincia il giorno prima quando Valentina, durante il viaggio da Roma a Firenze, perde i guanti da moto e appena arrivati da noi a Tavarnuzze, ci comunicano di aver lasciato le carte d’identità a casa…beh non male come inizio!

     Come detto partiamo presto e appena svoltato l’angolo, mi accorgo che alla moto di Guido non funziona il faro. Decidiamo di cambiare la lampadina in autostrada.

     Mentre Mirko sta pagando il pedaggio viene tamponato da una macchina guidata da un tipo talmente fuori da non vedere una moto (con il tris di valigie montato) ferma ad un casello. Fortunatamente non succede niente e ripartiamo subito.

     Nei pressi di La Spezia facciamo la prima sosta e dopo aver sistemato il faro, la Valentina ci fa sapere di essersi rotta un dente mentre masticava una gomma. Nel frattempo la temperatura fresca comincia a lasciare il posto ad un caldo che si fa sempre più soffocante, ci dicono 39° ma a noi sembrano molti di più. Per fortuna i transalpini hanno delle bellissime aree di sosta ed in una di queste troviamo una vera e propria doccia nebulizzata sotto la quale ci infiliamo tutti vestiti.

     Qui Guido perde un braccialetto d’oro…

     Nel tardo pomeriggio arriviamo ad Orange e per fortuna l’IBIS nel quale dormiamo ha la piscina. Tuffo di rito e qui si consuma l’ennesima “tragedia” della giornata : la preziosissima videocamera di Guido casca, ma senza grossi danni.

     Il primo giorno di ferie si conclude con una cena presso un ristorante cinese (ma sono proprio ovunque!!!!) che però non ci entusiasma, la sua qualità è decisamente al di sotto della media.

     Nel centro di Orange ci sono molti locali e per esperienza diretta sconsigliamo quello cinese.

 

24 luglio

 

 

     La meta di oggi è Le Puy-en-Velay e la strada che decidiamo di percorrere si snoda lungo le famose gole dell’Ardeche.

     Il cielo è azzurro e la giornata è già torrida fin dal primo mattino…ma siamo in vacanza e questo ci basta. Le gole formate dal fiume Ardeche sono veramente belle e la strada sembra disegnata da un motociclista. Ogni tanto ci sono punti panoramici dove si gode di una bella vista sul fiume. Uno dei più suggestivi, si trova dopo una decina di km, lì l’Ardeche forma un’ampia ansa che attira molti turisti. Quasi alla fine della strada, si incontra uno spettacolo della natura che è il Pont d’Arc. Il  nome dice tutto, infatti si tratta di un arco naturale sotto il quale scorre il fiume. Il numero di bagnanti e canoisti è impressionante, così decidiamo anche noi di fare una bella sosta. Io e Guido inaugureremo una serie di bagni che sarà il leit-motiv della prima settimana di vacanza. L’acqua per la verità è piuttosto stagnante, ma il caldo impone un tuffo.

     Nel tardo pomeriggio si arriva a Le Puy-en-Velay, sistemiamo i bagagli nell’immancabile Ibis e via a fare un giretto per la città. La caratteristica di Le Puy sono tre stupendi coni vulcanici che sorgono in mezzo alla città e sui quali ci sono stati costruiti monumenti o chiese.

     La giornata si conclude con una bella cenetta in uno dei tanti localini del centro, dove veniamo a conoscenza di una birra che purtroppo in Italia non si trova : Pelforth Brune, veramente ottima…e se lo dice Guido ci potete credere.

 

25 luglio

 

 

     Oggi ci aspetta un tappone da paura, destinazione Brive-la-Gaillarde ma non percorrendo la strada più corta…

     Anche oggi fa caldo e la prima meta è Le Chaise-Dieu . Percorriamo la D906 che si rivela molto scorrevole e praticamente priva di traffico. La visita dell’abbazia ci lascia molto delusi e la chiesa non vale assolutamente il biglietto d’ ingresso.  Senza il ticket si può vedere solo metà chiesa che però è la parte “migliore”. Merita invece (gratis) la cosiddetta stanza dell’eco. Qui si può rimanere  stupiti da come bisbigliando in un angolo della sala, un’altra persona nell’angolo opposto possa capire bene tutto quello che si sta dicendo.

     Prendiamo la D19, strada secondaria ma molto panoramica che non fa che confermare che le strade francesi sono ottime. Dopo una breve sosta a Brioude dove visitiamo la chiesa, ci dirigiamo verso nord e prima la A75 e poi la D26 ci portano a St.Floret. Il paesino  pare completamente disabitato (e ti credo con 35° all’ombra!) ma, complice un bel torrente pulito, ne approfittiamo per mettere i piedi a mollo.

     Da qui proseguiamo per il Puy de Sancy, il paesaggio diventa “alpino” e la temperatura finalmente accettabile. La strada è la D996 nel tratto dopo Murol ed è veramente bella, concordiamo che è una delle più “motociclistiche” che abbiamo mai percorso. Dopo una breve sosta ai piedi della funivia che porta in vetta, cominciamo a scendere.

     L’altro versante offre panorami decisamente più belli anche se la strada, la D36, non è all’altezza della precedente.

     Si sta facendo tardi, ma ci fermiamo ugualmente sul Lac Pavin, un lago di chiare origine vulcaniche. E’ un bel posto, ma le cartoline che si vedono in giro fanno sicuramente più effetto, perché sono foto fatte dall’alto.

     Adesso è tardi e siamo stanchi anche perché abbiamo percorso tutte strade abbastanza impegnative. Decidiamo di entrare in autostrada e a velocità decisamente non da codice, arriviamo a Brive.

 

26 luglio

 

 

 

     Brive-la-Gaillarde rappresenta un buon punto di appoggio per le nostre escursioni nel Limousin e dintorni. Rimaniamo qui infatti quattro notti.

     Durante questo primo giorno vediamo dei bellissimi villaggi. Il primo è Collonges-la-Rouge, una vera chicca, tutto in arenaria rossa e perfettamente restaurato (forse anche troppo). Unica nota negativa, se così si può dire, l’alto numero di turisti che lo visitano.

     La splendida strada D12 che si snoda lungo il corso della Dordogne, ci conduce nella piccola Argentat. Diciamo che se si è in zona ci si può fare un salto, altrimenti si può tranquillamente evitare.

     Qui forse il caldo torrido tocca il suo apice e quindi fuggiamo disperati.

     Dopo una rinfrescata con le moto sotto un getto d’acqua che bagna la strada di una cava, ci dirigiamo verso Beaulieu-sur-Dordogne. Il centro storico di questo paesino è molto carino e ben tenuto e soprattutto la chiesa si fa notare per il suo portale veramente notevole.

     Anche qui approfittiamo del fiume che attraversa la cittadina per rinfrescarci i piedi e starsene un po’ all’ombra.

     Proseguiamo in direzione sud, verso un castello menzionato dalle guide : Castelnau-Bretenoux. Arriviamo quando l’orario delle visite sta per terminare e quindi ci limitiamo a dare un’occhiata dall’esterno alle ben conservate case in pietra.

     Ci rimettiamo in moto e ci dirigiamo verso Carennac, non dopo esserci rinfrescati con una bella birretta…ovviamente una Pelforth Brune. Il paesino è piccolo ma molto, molto bello e un fotografo esperto troverebbe scorci per finire un paio di rullini.

     Partiamo alla volta di Turenne, paesino arroccato sulla sommità di una collina. In lontananza  si riesce a scorgere la torre ma quando arriviamo la troviamo ovviamente già chiusa ai visitatori.

     Anche questa sera siamo rientrati ad un orario improponibile e quindi cena al Buffalo Grill.

 

27 luglio

 

 

     Oggi visitiamo Oradour-sur-Glane, piccolo paesino-museo a cielo aperto. Si trova a nord di Brive e lungo la strada prendiamo anche un discreto acquazzone. Oradour è un villaggio distrutto nell’estate del 1944 da truppe tedesche che sterminarono tutti gli abitanti (solo cinque persone su circa 650 si salvarono). Oggi viene visitato da migliaia di turisti ogni anno ed è considerato un monumento nazionale.

     Qui Guido perde gli occhiali da sole comprati il giorno prima della partenza a Roma…

     Ci rechiamo nella piccola e apparentemente disabitata Solignac, dove visitiamo la chiesa. La particolarità sta nel fatto che dopo l'ingresso bisogna scendere 4 grandi scalini e quindi il piano della chiesa stessa risulta essere sotto il livello della strada. Gironzolando per le belle strade della zona, ci imbattiamo in un cartello che indica un castello e decidiamo di fermarci. Anche questa si rivela una piacevole sorpresa. Il castello (Chussel) è visitabile, ma in fase di ristrutturazione e per arrivarci ci tocca fare una bella scarpinata. Tanto per trasgredire alle regole, io e Guido, ci infiliamo attraverso una griglia di protezione e ci arrampichiamo in un punto dove si gode una bella vista del maniero. Vicino al castello si erge una torre visitabile ed appena ci avviciniamo sbuca da una stanzina una ragazza che prende nota di chi sale e scende. Beh, la cosa ci fa sorridere, considerato il fatto che il sito è praticamente deserto e dal libro delle presenze si vede chiaramente che non è molto visitato. Tornati alle moto e fatti parecchi km con Guido in riserva, ci fermiamo ad Urzeche che si trova sulla via del ritorno a Brive.

     Paesino carino, con un discreto centro storico, che merita una sosta se vi trovate in zona.

     La cena di stasera la facciamo in una “patateria” dove fanno tutto con…le patate ovviamente.

 

28 luglio

 

 

     Oggi il programma prevede un’escursione ad ovest di Brive, sempre lungo la Dordogne. Siamo nei pressi delle famose grotte di Lascaux, ma visto che l’originale non è visitabile, decidiamo di non  guardare dipinti fatti vent' anni fa invece di graffiti di 30 mila anni fa. Vorremmo visitare le grotte de Font de Gaumme ma ci rispondono picche, perché non abbiamo la prenotazione e le visite sono a numero chiuso. Non ci rimane che andare a vedere le Grotte di Combarelles, che si trovano pochi km più avanti.

     Oggi piove fin dal primo mattino ma almeno il caldo soffocante dei giorni precedenti ci ha lasciati.

     Qui ci attende una guida molto pittoresca : un uomo sulla quarantina, baffone alla Hulk Hogan, capelli a caschetto e gran fumatore di sigarette. Alla visita si aggiunge solo un ragazzo francese e quindi usufruiamo di un tour privato. C’è solo un piccolo particolare, che la guida in questione parla solo ed esclusivamente francese e quindi io,Guido e Cinzia non capiamo praticamente nulla. Le grotte sono affascinanti ma sicuramente non reggono il confronto con quelle più famose e blasonate. Questo non ci impedisce, all’improvvisa vista di un cervo disegnato su una parete, di emettere uno spontaneo “OHHHHH” di meraviglia.

     Finita la visita firmiamo il libro delle presenze e Guido lascia la nostra firma speciale. Siamo diventati da poco campioni del mondo proprio contro i francesi. Ve la ricordate la testata di Zidane a Materazzi? Beh, in Francia Zizou è diventato un eroe ma i giornali si sono chiesti “Pourqui Zizou, pourqui?”  E quindi noi sul libro lo abbiamo chiesto…pourqui?

     Non piove più e decidiamo di mangiare a Limeuil che si trova alla confluenza di due fiumi e per questo è abbastanza caratteristico. Dopo pranzo andiamo a fare due passi nel centro e saliamo in cima dove si trova una terrazza a pagamento con vista sul villaggio e probabilmente sul punto dove convergono i due fiumi. Dico “probabilmente” perché i 5 euro che ci chiedono per entrare ci sembrano decisamente troppi e quindi non entriamo.

     Sulla via del ritorno a Brive, ci fermiamo a Sarlat-la-Caneda il cui centro storico di impronta medioevale è veramente bello e perfettamente conservato. Facciamo qualche acquisto caratteristiche nelle botteghe dove si vendono oggetti come mappe, tappeti, spade, scudi e stemmi… tutto qui ci riporta nel passato. Sarlat merita sicuramente una visita.

     L’ultima notte a Brive e poi via verso sud, verso i Pirenei e verso il punto di incontro con il resto del MIC a Pamplona. Visto che siamo rientrati un po’ prima del solito, scegliamo per la cena un locale del centro.

 

29 luglio

 

 

     La meta di oggi è Auch dove abbiamo prenotato il nostro albergo. Viaggiando verso sud, ci fermiamo a Rocamadour. In tutti questi giorni abbiamo visitato posti e percorso strade che, nel corso dei secoli, sono state percorse dai pellegrini diretti a Santiago di Compostela. Spesso ci siamo imbattuti in sentieri ,chiese o castelli che rappresentavano punti di sosta o di culto dei pellegrini. Via via che ci avviciniamo ai Pirenei e all’inizio “canonico” del Cammino, l’immagine della conchiglia di S.Giacomo si fa sempre più presente.

     Rocamadour è appollaiata su uno sperone di roccia alto 150 metri. Rappresenta un importante centro di pellegrinaggio per la presenza di una statua della Madonna a cui vengono attribuiti eventi miracolosi…la Madonna nera di Rocamadour appunto. Sopra l’ingresso della cappella dove si trova la sacra statua, si può vedere una grossa spada infilata nella roccia. Si dice sia Turlindana, la spada del Paladino Orlando lanciata fin qui da Roncisvalle.

     La vista che si gode dalla sommità del castello vale la bella sfacchinata che bisogna fare per raggiungerla.

     Proseguiamo lungo la bella D673 fino ad incrociare la più scorrevole N20 che ci porterà a Cahors dove, si trova un bellissimo ponte medioevale fortificato del XII secolo. In effetti è molto bello ed il suo aspetto imponente sembra fatto apposta per resistere ai secoli. Il ponte vale sicuramente una deviazione se siete in zona.

     Il viaggio verso Auch avviene su strade di grande comunicazione ed una volta arrivati all’albergo ci rilassiamo un po’ prima di fare una visitina alla città. L’hotel è a cinque minuti da Auch e dalle finestre si gode la vista della maestosa cattedrale che domina sulla cittadina. Nel complesso la città non ci entusiasma, deserta e non molto pulita e la cattedrale rappresenta l’unica attrazione degna di nota. Ceniamo in un ristorante nella piazza dove c’è una grande fontana, a due passi dal centro. Io e Valentina proviamo il piatto tipico della zona che è la cassoulette…molto buona!

 

30 luglio

 

 

     Oggi attraversiamo i Pirenei e ci incontriamo con Mirco e Michela che nel frattempo sono partiti da Barcellona. Il trasferimento è veloce e la 933 dopo St.Palais, scorrevole, ma carina, ci porta dritti dritti a St.Jean pied de Port. Il paesino è praticamente il punto di partenza “ufficiale” del Cammino di Santiago. Il piccolo borgo è pieno zeppo di pellegrini che affrontano il viaggio a piedi oppure in bicicletta. L’aria che si respira è veramente travolgente ed emozionante, viene voglia di mettersi in marcia e la promessa di farlo anche noi un giorno, nasce spontanea. Nella via principale c’è un piccolo ufficio del pellegrino, dove vengono date informazioni e dove si ritira un particolare “passaporto” nel quale verranno apposti dei timbri lungo tutto il cammino, fino alla meta finale, per attestare la veridicità dello stesso. Comunque quello che colpisce particolarmente, sono i volti delle persone che si accingono a partire e lo spirito di gruppo che si crea in queste situazioni. Quando ritorniamo alle moto vedo Guido e Valentina che ridacchiano tra loro e chiedo cosa hanno combinato. Mi fanno notare che manca qualcosa nella parte posteriore della moto…in effetti non c’è più il cavalletto della macchina fotografica dimenticato all’hotel Ibis di Auch.

     Curva dopo curva proseguiamo alla volta del passo di Roncisvalle dove facciamo un’altra sosta. Oltre al cartello c’è un bar, una chiesa,un cimitero e un ex convento che funge da ostello per i pellegrini. Ci arriva un messaggio da Mirco che nel frattempo è arrivato a Pamplona e ci comunica che giù ci sono oltre 40°. Decidiamo allora di starcene ancora un pò al fresco dei 1000 metri del passo.

     Seguendo le istruzioni via sms di Mirco, giungiamo all’albergo dove con immensa gioia vediamo la sua moto parcheggiata. L’attesa è reciproca, perché non appena ci sentono arrivare, si precipitano giù e ci abbracciamo contenti. Andiamo a mangiare a Pamplona e ci rendiamo subito conto di essere in Spagna. Dall’altra parte dei Pirenei si mangiava alle 7 e alle 9 non ti facevano nemmeno accomodare anche se avevano tutti i tavoli liberi.

 

31 luglio

 

 

     La meta di oggi è Torrelavega e la prima tappa significativa è Bilbao.

     Partiamo con la pioggia e fa decisamente più freschino del giorno prima. Arrivati in vista del mare però le nubi scompaiono e percorrendo la splendida strada costiera, godiamo di bellissimi paesaggi.

     A Bilbao ci fermiamo davanti al museo Guggenheim, ma lo ammiriamo solo da fuori. La struttura è ultramoderna e davanti all’ingresso è stato eretto un enorme cane fatto di veri fiori colorati.

     Proseguiamo verso il nostro albergo a Torrelavega. Rispetto ai paesaggi visti fino ad adesso e a quelli che vedremo, i Paesi Baschi non ci entusiasmano più di tanto ma si sa, tutti i gusti sono gusti. L’albergo è in via di ristrutturazione e il titolare è un ragazzo alla mano, simpatico che ci consiglia alcuni locali in cui cenare. Torrelavega è inaspettatamente molto carina ed il centro pullula di locali e di gente. Con molta soddisfazione finiamo in uno dei locali consigliati dall’albergatore e dopo una bella mangiata ci facciamo due passi prima di rientrare.

     Avendo a disposizione il collegamento con internet gratis, decidiamo di approfittarne e prenotare, per la notte successiva una casa rurales nei pressi dei Picos d’Europa. Le casa rurales sono tipo i nostri agriturismo.

 

1 Agosto

 

 

     Ci svegliamo con la pioggia e siccome dobbiamo andare a visitare la Cuevas del Castillo, lasciamo tutte le borse in albergo in modo da viaggiare più leggeri. La grotta è splendida e vedere quelle figure di animali dipinte sulle pareti è molto affascinante. Sono dipinti ben eseguiti fatti da nostri avi vissuti tra 20.000 e 40.000 anni fa e sono gli originali e non copie come nelle vicine grotte di Altamira. La guida parla solo spagnolo, ma questa volta riusciamo a capire un buon 80% di quello che dice. Usciamo che sta ancora piovendo e visitiamo anche una grotta che si trova ad un centinaio di metri essendo inclusa nel biglietto di quella principale. Anche questa è molto bella e basta vedere qualche graffito raffigurante cervi e o bisonti che si è ripagati del prezzo del biglietto.

     Ritorniamo all’albergo a caricare le moto e ci dirigiamo verso la meta della giornata : la casa rurales a Potes.

    Lungo la strada ci fermiamo a visitare Santillana del Mar. Cittadina medievale molto caratteristica e molto visitata. Nel centro le stradine sono tutte in selciato e gli edifici in pietra sono ben conservati. Io e Guido visitiamo il locale museo della tortura che però non vale il prezzo del biglietto. Rimontati in sella percorriamo ancora qualche km lungo costa per poi addentrarci verso l’interno.

     Raggiungiamo la casa che si trova nel bel mezzo dei Picos d’Europa. Non conoscevamo questa catena montuosa che scopriamo essere invece bella e ricca di splendidi paesaggi. Parcheggiate le moto, la padrona ci fa vedere le stanze tutte chiamate con nomi di cavalli. I proprietari hanno un allevamento di una particolare razza di cui vanno molto fieri. Le stanze sono tutte grandi ed accoglienti e dopo un riposino ce ne andiamo a Potes che si trova a cinque minuti si strada. In questo piccolo borgo il turismo abbonda, ma non si nota affatto tanto è tranquillo. Il centro è perfettamente conservato, molto bello e pieno di scorci e viuzze da cartolina. Sicuramente vale la pena essere visitato. Per la cena scegliamo un locale sulla via principale che offre discreti piatti locali.

 

2 Agosto

 

 

 

     La colazione alla casa rurales è molto abbondante, ci mettiamo a chiacchierare con il padrone, il quale oltre a rimpinzarci con una specie di frittelle dolci che vanno mangiate con il miele, ci disegna una sottospecie di cartina (clicca) con le maggiori attrazioni dei Picos. In realtà per vedere quello che ci consiglia lui ci vorrebbero un paio di giorni e noi non li abbiamo. Un suggerimento però lo sfruttiamo e andiamo a visitare la piccola e molto antica chiesa di Santa Maria de Lebegna che si trova a pochi km di distanza. La chiesa del IX secolo è affascinante e davanti vi cresce un albero di tasso che si dice abbia 1000 anni.

     La tappa successiva è il monastero di Santo Toribio, dove viene conservato un presunto pezzo di legno della croce di Cristo, per questo è meta di migliaia di fedeli. La giornata è molto calda ma fortunatamente la nostra strada sale di quota regalandoci paesaggi sempre più belli. Facciamo una sosta quando vediamo dei cartelli che indicano un punto panoramico.

     Dopo aver fatto le foto di rito e respirato un bel po’ di aria fresca, torniamo a valle,  puntando dritti verso la N625 che la nostra guida turistica definisce una delle strade più belle d’Europa. In effetti è una bella strada, larga, con asfalto perfetto e qualche curva da brivido, ma da qui a definirla “tra le più belle d’Europa” ce ne vuole!

     Ci fermiamo a Cangas de Onis per cercare un ufficio turistico e prenotare un albergo per il giorno dopo. Le cose vanno per le lunghe perché tutta la zona della Galizia è molto affollata e troviamo non poche difficoltà per un albergo con tre camere libere. Alla fine spuntiamo un posto in un hotel di La Coruna.

     Per stasera abbiamo invece prenotato nei pressi di Oviedo e prima di andare verso l’albergo andiamo a vedere delle impronte di dinosauro che si trovano a Ribadesella sulla costa. Lasciate le moto, seguiamo le indicazioni per il sito paleontologico. Per vederle bisogna scavalcare alcune protezioni e camminare per qualche decina di metri sugli scogli. Qui nasce una diatriba sulla genuinità delle impronte che durerà fino alla fine della vacanza. Io, Guido e Valentina siamo sicuri che siano vere mentre Mirco, Cinzia e Michela asseriscono il contrario o comunque che sono solo frutto del caso.

     Anche stasera si è fatto molto tardi e arriviamo all’albergo dove abbiamo solo il tempo di scaricare le moto e correre a cena. Troviamo un ristorante a pochi km di distanza dove mangiamo molto bene, in Spagna ed in questa zona in particolare, mangiare costa molto meno che in Italia o in Francia, senza contare la benzina. Un pieno in Spagna si fa con 13 euro al massimo, da noi sia arriva anche a 20.

 

3 Agosto

 

 

 

     Ci svegliamo sotto una pioggia battente, percorriamo la N634 e poi la N642 lungo costa senza fare soste particolari. Siamo entrati in Galizia e dopo Ortiguera esattamente a Mera, giriamo sulla destra per Cabo Ortegal. Dopo qualche km di strada molto stretta e una discesa vertiginosa arriviamo alla base del faro. Il paesaggio della Galizia assomiglia all’Irlanda o alla Scozia. C’è parecchio verde, e come ci siamo accorti, piove spesso. La strada che percorriamo ci porta in cima al promontorio che culmina a nord, con il faro che abbiamo appena visitato. Qui tira parecchio vento, sfruttato dalle apposite pale eoliche, in tutta la Galizia se ne contano più di cinquemila, ma siamo circondati da un bellissimo paesaggio. Nel punto in cui ci fermiamo, il mare è qualche centinaio di metri più in basso ed il panorama è da levare il fiato. E’ una deviazione che se si è in zona conviene fare.

     In questa regione della Spagna, le indicazioni stradali non sono fatte per niente bene ed è facile perdersi soprattutto se , come noi, non si bazzicano le strade principali.

     Non manca molto a La Coruna e decidiamo di imboccare la strada per l’albergo. Sull’autostrada vediamo le indicazioni per Santiago di Compostela e devo dire che è una vera emozione sapere che siamo vicini alla meta. A La Coruna ci aspetta un cielo azzurro e il padrone dell’albergo, attempato motociclista, ci fa parcheggiare le moto in un interno privato.

     Dopo aver fatto il bucato e averlo steso alle finestre, ce ne andiamo a cena in un locale consigliato dall’albergatore. Il ristorante è vuoto e non ci ispira un granché, ma ci dobbiamo ricredere perché la signora ci serve ottime ed abbondanti pietanze. Il marito, che sta in cucina, viene al tavolo a fare due chiacchere sfoderando un discreto italiano dato che molti anni prima aveva lavorato nel nostro paese. Due passi fino alla spiaggia e poi tutti a nanna, l’indomani ci aspetta una bella tappa con arrivo a Santiago.

 

4 Agosto

 

 

 

     Dopo aver fatto colazione ungiamo le catene. Stando appoggiati alla moto di Mirco, si sente una leggera vibrazione. Non diamo peso alla cosa, pensando che sotto al terreno passi qualche filo elettrico oppure qualche tubazione di acqua. Ci fermiamo al supermercato per comprare, oltre al pranzo, quello che sarà il nostro tesoro. A tale scopo rimando all’apposita sezione del sito. Mentre aspettiamo che le donne ritornino, mi appoggio alla moto di Mirco e sento ancora la vibrazione. A questo punto la cosa si fa sospetta e pensiamo a qualche anomalia della batteria (chissà perché…ma non ci viene in mente altro). Smontiamo le borse per controllare meglio e sentiamo che la vibrazione viene proprio da una borsa.  Mirco aveva lasciato acceso il rasoio elettrico!!!!

     Stamattina il giro prevede la Costa della Morte. La strada comincia a Malpica e finisce a Ponte do Porto. Ovviamente, grazie alle eccezionali indicazioni stradali, ci perdiamo (per colpa mia) e dobbiamo fare almeno una sessantina di km per tornare indietro.

     Tira un vento molto forte che ci porta a fare delle pericolose sbandate. Lungo la costa ci fermiamo al faro di Corme. Il tratto di mare davanti al faro è costellato di scogli affioranti e complice il forte vento che soffia costantemente, risulta essere molto pericoloso per le imbarcazioni, infatti due croci bianche stanno a commemorare le centinaia di vite umane perse in quel tratto.

     Proseguiamo alla volta di Muxia, dove visitiamo una grande chiesa che sorge a pochi metri dal mare. Al suo interno si trovano molti modellini di navi che sono ex-voto oppure richieste di benevolenza per la gente di mare.

     Rimontiamo in sella e ci dirigiamo verso Cabo Finisterre, punto in cui secondo i romani finiva la terra. Qui in passato terminava anche il viaggio dei pellegrini, che dopo essere stati a Santiago di Compostela, venivano qui per raccogliere una conchiglia, simbolo di S.Giacomo. Sparsi lungo il Cammino di Santiago, ci sono delle colonnine di cemento con la conchiglia stilizzata e la scritta “Cammino di Santiago KM…”. Sono una sorta di pietre miliari che danno al pellegrino l’idea di quanto manca alla meta. A Cabo Finisterre, c’è l’ultimo con la scritta “KM 0”. Ci sono molti turisti in giro, ma a noi il posto non piace molto, anzi ne siamo abbastanza delusi. Si dice che sia il punto più a ovest dell’Europa…ma questo primato spetta in realtà (anche se di pochi metri) ad un altro promontorio che si trova poco più a sud. Siamo tentati di farci un salto, ma comincia a fare tardi e la strada da fare è ancora tanta.

     Il sole, ancora molto alto, ci inganna, perchè in realtà sono già le sette e mezzo.

     Tanto per non perdere l’abitudine ci perdiamo un paio di volte e verso le 9 arriviamo a Santiago. L’albergo è molto bello e si trova a pochi km dal centro della città. Ci facciamo consigliare un locale raggiungibile a piedi e ceniamo a base di paella e tortilla. Anche qui le porzioni sono decisamente abbondanti ed i prezzi più bassi che da noi. Andiamo a letto stanchi ma emozionati al pensiero che l’indomani saremmo andati alla Cattedrale di S.Giacomo, ogni anno meta di milioni di turisti e pellegrini.

 

5 Agosto

 

 

     Lasciamo i bagagli in albergo e andiamo a visitare Santiago.

     Prima tappa è il monte Gozo, la tradizione vuole che questa sia l’ultima meta prima di raggiungere la cattedrale. Lungo il tragitto vediamo decine e decine di persone di ogni età che si dirigono tutti nella solita direzione, molte di loro hanno i piedi piagati e fanno l’ultimo tratto con le ciabatte. Parcheggiamo le moto e percorriamo le stradine sempre più affollate che portano alla cattedrale. Improvvisamente davanti ai nostri occhi si apre l’immensa piazza con l’ingresso imponente della chiesa. Ci guardiamo attorno e trattenere l’emozione non è facile. Gruppi di ragazzi si abbracciano, piangono, si fanno fotografie insieme. Durante il viaggio sono sicuramente nate grandi amicizie. In effetti ci sentiamo un po’ pellegrini anche noi. Entriamo in chiesa dove sta per cominciare la messa. Il sabato e la domenica, durante la funzione delle 12, viene lanciato un incensiere enorme che oscilla da una navata all’altra creando grande meraviglia nella folla riunita ad assistere. L’emozione è grande, ed ognuno di noi decide di viverla in raccoglimento. Finita la messa facciamo un po’ di acquisiti nei negozi di souvenir mentre Guido e Valentina fanno ritorno in albergo per motivi tecnici…

     MIC riunito, partiamo alla volta di Ourense, dove abbiamo prenotato l’albergo per passare la notte. Mentre usciamo da Santiago notiamo che alcune case stanno bruciando e la sera ascoltando il telegiornale, veniamo a sapere che la città era stata colpita dal peggior incendio urbano della sua storia.

     Valentina intanto nell'attesa di Guido :-) ha individuato un posto dove seppellire il nostro tesoro: si tratta del Monastero de Carboeiro a pochi km dall’autostrada che stiamo percorrendo.

     Visitiamo il monastero che è in fase di ristrutturazione ed impazienti cerchiamo un posto adatto… Beh per sapere cosa, come e dove leggete l’apposita pagina presente nel sito. Proseguiamo per Ourense, una grande città che per noi rappresenta solo un punto di sosta. Dopo una doccia rigenerante ce ne andiamo a piedi in centro a cercare un locale per la cena.

 

6 Agosto

 

 

     Sulla nostra strada per Leon, ci sono le gole del Rio Sil che la guida definisce molto belle. Decidiamo di visitarle. Percorriamo una stradina stretta e molto rovinata lunga almeno una ventina di km. Il Rio Sil è sotto di noi e non riusciamo praticamente mai a vederlo se non in un punto panoramico che ci mostra un paio di anse. Secondo noi non vale assolutamente la fatica fatta per arrivarci. Inoltre, tutto questo giro, ci ha fatto perdere moltissimo tempo e Mirco è rimasto quasi senza benzina. Vado in avanscoperta a cercare un benzinaio e fermandomi a chiedere indicazioni in un paesino, suscito la curiosità degli abitanti intenti a festeggiare qualcosa. Fortunatamente, mi indicano qualche km più avanti un benzinaio.

     Ritornati su una strada a scorrimento veloce ci rimettiamo in marcia sotto un sole cocente, fa un caldo allucinante e decidiamo di cambiare i nostri programmi. Avremmo dovuto dormire a Ponferrada, ma visto che le temperature in queste zone sono proibitive optiamo per allungare la tappa odierna fino a Leon e quella del giorno successivo fino a Pamplona. Così facendo saremmo stati un giorno in meno in questo forno per poterlo passare sui Pirenei.

     Ci mettiamo in autostrada e facciamo una bella tirata a velocità “sostenuta”. Le nuove autostrade spagnole sono larghe, quasi deserte e con un ottimo asfalto.

     Arriviamo a Leon e ci mettiamo alla ricerca dell’albergo per la notte. Dopo qualche difficoltà ne troviamo uno carino ed abbastanza economico quasi in centro. C’è persino il garage per le moto poco distante e noi ovviamente ne approfittiamo. Il centro pedonale della città è interessante e la cattedrale by night fa il suo effetto. Cena a menù fisso con inclusa anche una bella bottiglia di vino rosso della zona.

 

7 Agosto

 

 

     Oggi la tappa è quasi di trasferimento, unica sosta “culturale” che ci concediamo è Burgos. Abbiamo letto della sua cattedrale e visto che si trova sulla nostra strada ci fermiamo. La città sembra piuttosto grande ed è abbastanza trafficata ma non abbiamo difficoltà a trovare il centro. Io, Guido e Valentina decidiamo di visitare la cattedrale che vista da fuori, pare costruita ieri tanto è pulita. Il biglietto di 4 euro ci sembra piuttosto caro, comunque entriamo. All’interno si trova la tomba del mitico Cid Campeador, ma per il resto è troppo ricca di dipinti e sculture, uno stile che non ci fa impazzire. Noi siamo più per il rudere sperduto nel bosco tipo Chussel in Francia o il Monastero de Carboeiro. Comunque tutti i gusti son gusti e quindi…

     Rimontiamo in moto e puntiamo dritti su Pamplona dove abbiamo prenotato il solito albergo dell’andata. Ci sistemiamo e  usciamo per andare a visitare la vicina Puente la Reina. Anche questo piccolo paesino è , manco a dirlo, crocevia per i pellegrini diretti a Santiago. Il borgo è molto piccolo e le maggiori attrazioni turistiche sono un ben conservato ponte medievale e una chiesetta molto piccola. Entriamo in chiesa quando sta per cominciare una spiegazione da parte di un ragazzo spagnolo che parla molto bene l’italiano. La breve visita è molto interessante perché ci spiega alcuni aspetti “mistici” e non, della chiesa. Al termine ci porta fuori e ci illustra le sculture che compongono l’antico portale in pietra.

     Ceniamo in un locale poco fuori dal centro storico.

 

8 Agosto

 

 

     Oggi dovremo di nuovo scavalcare i Pirenei ma questa volta attraverso il Puerto de Somport, passo a quasi 1800 metri di altezza.

     Ci fermiamo a Jaca e visitiamo una interessante mostra itinerante (gratis) sugli uomini primitivi dove riprende vita la discussione sulle impronte di dinosauro di Ribadesella. La cittadina è molto affollata ed il centro ci offre una vecchia chiesa e molti negozi di prodotti tipici.

     Ripartiamo alla volta della Francia ed affrontiamo il passo. Arriviamo in cima che nemmeno ce ne accorgiamo data l’assenza di curve e tornanti tipici di tutti i passi montani. Sul valico si vedono evidenti le tracce delle frontiere che un tempo dividevano i due paesi, oltre ai cartelli indicanti il Cammino e un colonnino di cemento con scritto 858 km a Santiago.

     Cominciamo a scendere alla volta di Borce, minuscolo paesino, pieno di fiori  e case in pietra, qui optiamo per una breve sosta per sgranchirsi le gambe e lo stomaco.

     Proseguiamo per Tarbes dove abbiamo l’albergo, passando per Pau e poi per la A64. Sistemiamo le nostre cose andiamo a fare un giro nella vicina Lourdes. Ceniamo nel centro di Tarbes e becchiamo un localino niente male dove fanno delle ottime galettes. Tornati in albergo ce ne andiamo a letto stanchi morti…

 

9 Agosto

 

 

     Dopo colazione prendiamo la A64 direzione sud e procediamo a passo spedito fino a Carcassonne, che però visiteremo il giorno dopo.

     Oggi il programma prevede Rennes le Chateau, piccolissimo borgo famoso per la sua chiesa e per il parroco vissuto nella metà del secolo scorso. Ci si arriva seguendo la strada per Limoux e poi per Quillan. Il borgo è a pochi km dalla strada principale. La piccola chiesa è piena di simboli, messaggi in codice e rappresentazioni bizzarre. Il mistero del prete Sauniere e della sua chiesa,  ha ispirato molti libri e leggende riguardo un fantomatico ed antichissimo tesoro. Basta cercare in un motore di ricerca e vedere la quantità del materiale che viene fuori.

     La zona in cui ci troviamo è stata in passato abitata dai Catari, perseguitati e sterminati come eretici. Hanno lasciato molte fortezze e castelli ben conservati e purtroppo, ci siamo resi conto che questa parte della Francia meriterebbe qualche giorno in più per essere visitata.

     Mentre veniamo via da Rennes le Chateau, vediamo un cartello indicante un castello e facciamo una deviazione. Il rudere è proprietà privata e un signore anziano ci indica una stradina seminascosta dalla vegetazione per aggirare le recinzioni. Incuranti dei cartelli di pericolo, noi ragazzi, decidiamo di andare. Dopo pochi metri, ci si para davanti il sedicente proprietario che prima ci vuol far capire che li è tutto suo e poi ci dice che possiamo andare ma stando molto attenti perché i muri sono pericolanti. Comunque il gioco non vale la candela e torniamo alle moto.

     Dormiremo in un ex collegio del 1800 a Souzere, il paesino è quasi disabitato ma suggestivo e la struttura, con corridoi lunghi e bui, ci mette qualche brivido. L’albergo è molto grande ma non ci sono molti clienti oltre a noi. Data l’ora e visto l’assenza di altri locali raggiungibili a piedi, ceniamo al ristorante dell’hotel. Dopo cena io e Guido ci facciamo due passi nel desolato paese, immerso in un silenzio spettrale, con le sue viuzze semibuie, illuminate, nemmeno a farlo a posta, solo dalla luna piena. Concordiamo che se fosse sbucato dal nulla uno spettro, non sarebbe stato affatto fuori luogo.

 

10 Agosto

 

 

     Ci fermiamo a prenotare l’albergo in un internet point come al solito e troviamo una sistemazione a Narbonne.

     Mentre mi rimetto il casco mi arriva un messaggio da Vitellozzo che si trova a Montpellier diretto verso Andorra. In breve ci mettiamo d’accordo per la sera e prenotiamo anche per lui e Barbara una camera nel nostro albergo.

     Oggi visiteremo un po’ la zona delle fortezze catare ed il giro che abbiamo in mente di fare è bello lungo. Dopo pochi km ci imbattiamo nei resti di un castello, il castello di Saissac. Ci avviciniamo per dare un' occhiata, ma la vista del maniero dalla strada che abbiamo appena fatto per arrivare è decisamente più appagante.

     Proseguiamo e ci dirigiamo verso ovest alla volta di Montsegur, castello cataro arroccato in cima ad un monte in posizione quasi inespugnabile. L’assedio che lo vide protagonista durò 10 mesi ma nel marzo del 1244 la fortezza capitolò. Gli assedianti impiegarono più di 10.000 uomini per cercare di circondare tutta la montagna. Per arrivare in cima facciamo una bella scarpinata di almeno mezz’ora. Della fortezza non rimane molto ma lo sguardo può spaziare a 360°  ed il panorama è notevole. Tira molto vento e fa anche freschino, quindi decidiamo di scendere. La visita costa 4 euro ma in realtà non c’è molto da vedere se non il panorama. Forse non conviene farsi tutta quella salita per vedere pochi ruderi. Le belle foto delle cartoline traggono in inganno perché sono fatte dall’alto e sembra tutta un’altra cosa.

     Ci mettiamo sulla via del ritorno e sbuchiamo di nuovo sulla strada che porta a Rennes le Chateau, nei pressi di Carcassonne rientriamo sulla A64 e arriviamo a Narbonne verso le 18. Nel parcheggio dell’albergo vediamo una Ducati ST3 che non può essere che quella di Vitellozzo. Ceniamo insieme nel ristorantino confinante con l’albergo. A tavola ci raccontiamo le rispettive avventure e poi ce ne andiamo a letto.

 

11 Agosto

 

 

     Oggi visiteremo tutti Carcassonne.

     In autostrada tira un vento micidiale ed in alcuni tratti bisogna veramente stare attaccati alla moto.

    Carcassonne è una meta molto visitata ed in effetti è piena di turisti. Fortunatamente parcheggiamo le moto proprio vicino all’ ingresso del paese, munito di ponte levatoio ed entriamo. Le viuzze sono veramente affollate e sembra di essere a S.Marino. Ci sono decine di negozi che vendono souvenir di tutti i generi. L’ingresso al vero e proprio castello costa 6,50 euro ma la visita è interessante, si possono vedere gli interni e camminare sulle mura, inoltre viene fornito un depliant in italiano fatto decentemente. Rimane comunque l’impressione di un posto troppo sfruttato turisticamente. Probabilmente fuori stagione si riesce ad apprezzarla meglio.

     Dall’autostrada A64 si gode un ottima vista della città fortificata ed i francesi hanno creato una grande area di sosta ben indicata nella quale fermarsi e fare foto. Carcassonne è circondata da una cinta muraria interrotta da torri coperte dai tipici tetti a cappello di strega e da lontano è veramente bella ed unica nel suo genere. Facciamo benzina e poi ci separiamo, Vitellozzo e Barbara proseguiranno per Andorra mentre noi ce ne andiamo a Montepellier dove passeremo la notte.

     Non abbiamo molta voglia di prendere le moto perciò ceniamo al ristorante dell’hotel Campanile dove alloggiamo.

 

12 Agosto

 

 

     Nel penultimo giorno di vacanza passeremo attraverso la Camargue fino ad arrivare ad Aix-en-Provence.

     Prima tappa è la vicina Aigues Mortes, paesino dal nome non troppo rassicurante, ma carino. La cittadina vecchia è cinta da mura e si passa attraverso un’antica porta per entrare. All’interno ci sono molti turisti e altrettanti negozini molto carini che vendono soprattutto prodotti alimentari. Le specialità tipiche sono il patè di fegato d’oca e vari prelibatezze ottenute dal toro. In questa zona infatti è molto diffusa la corrida con qualche differenza rispetto a quella spagnola.

     Proseguiamo per Les Saintes Maries de la mer, nota località balneare molto frequentata. Anche qui il centro è molto affollato e carino. Ci sono molti negozi di ogni genere e se si è in zona vale la pena farci un salto. Dopo aver comprato qualche regalino “commestibile” ci riposiamo un po’ in riva la mare prima di ripartire per il Pont du Gard. Questo ponte-acquedotto romano è molto bello ed il colpo d’occhio è mozzafiato. Appena arriviamo al parcheggio abbiamo l’ennesima riprova del rispetto che hanno oltralpe per noi motociclisti. Mentre siamo intenti a decidere dove parcheggiare le moto per non pagare il biglietto, l’addetto ci fa segno di avvicinarci e ci fa entrare gratis…

     Il luogo è giustamente famoso e visitato da molti turisti, anche noi facciamo le nostre foto, le riprese e ce ne andiamo.

     La prossima tappa è Avignone nella quale facciamo una breve sosta tanto per visitare il centro e la chiesa-palazzo fortificato, sede dei papi per un breve periodo nel corso del 1300, anche qui un addetto al traffico ci fa entrare nell’area pedonale direttamente con le moto.

     Ripartiamo alla volta dell’albergo ad Aix-en-Provence. Ci arriviamo, come al solito tardino. Per cena ci consigliano di andare in una zona commerciale a qualche km dalla città dove in effetti si concentrano tantissimi locali, ristoranti e fast food. Optiamo per una vecchia conoscenza: il Buffalo Grill e poi via in albergo. L’indomani avremmo fatto rientro a casa.  

13 Agosto

    Si ritorna a casa dopo una bellissima vacanza. L’unica sosta degna di nota la facciamo per festeggiare il compleanno di Cinzia che compie gli anni quasi sempre quando siamo in viaggio.