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06.08.10 - 27.08.10

6 agosto

 

 

 

     Appuntamento alle 6.30 all'ingresso dell' A1. Contiamo di essere ad Arles (F), più o meno per le 16.00. Il viaggio scorre via tranquillo e la temperatura si mantiene a livelli assolutamente accettabili. Dopo aver sistemato la roba nelle rispettive camere andiamo in centro per fare due passi e qualche foto. Il centro di Arles è carino e la maggior attrazione turistica, sono i resti di un anfiteatro di epoca romana. Ceniamo al Buffalo Grill a pochi passi dall' Etap dove alloggiamo. Nel ristorante facciamo la conoscenza di un elemento di disturbo che contrassegnerà la vacanza di Simone : l'aria condizionata. L'indomani ci aspettano altri 700 chilometri e quindi ce ne andiamo a letto abbastanza presto.

 

7 agosto

 

 

 

     Partiamo con un tempo che non promette niente di buono ed infatti lungo la strada troviamo anche 16 gradi e qualche goccia di pioggia. La meta del giorno è Bilbao (E). Freschino a parte, maciniamo chilometri senza problemi ed al confine con la Spagna esce anche qualche raggio di sole. Arriviamo nella città basca nel tardo pomeriggio e dopo una doccia andiamo a fare due passi in centro. La città è piuttosto affollata ma notiamo anche tantissimi locali chiusi tanto da cominciare a preoccuparsi per la cena. Chiediamo consiglio ad un passante per un ristorante, il quale ci risponde molto candidamente che oggi è “domingo”, cioè domenica. Rimaniamo un po' stupiti, ma alla fine ci indica una zona della città dove dovremmo trovare diversi locali aperti. Ci andiamo in metropolitana avendo già camminato troppo. Finalmente un quartiere chiassoso e più vivo della Bilbao vista fino a quel momento. Entriamo nel primo locale che ci ispira e la cameriera ci saluta con un bel :”buonasera”. La ragazza, italiana, ha riconosciuto la nostra provenienza prima ancora che aprissimo bocca. La cena si rivelerà niente male. Abbiamo già 1500 chilometri sulle spalle ed il giorno seguente ce ne metteremo altri 600, per cui leviamo le tende e facciamo ritorno in albergo.

 

8 agosto

 

 

 

     Prima di lasciare Bilbao alla volta di Braganca (P), facciamo una sosta tecnica presso un concessionario Yamaha per cercare di risolvere un problemino che mi affligge dalla partenza. Un rumore ciclico dalla ruota posteriore, nella zona della corona ma non si riesce a capire ne da dove proviene esattamente, ne da cosa può dipendere. Alla concessionaria sono molto professionali, mettono la moto sul ponte per controllarla, ma il rumore non si sente più e loro non riscontrano nessuna anomalia. Nonostante questo, fanno pure una prova su strada e mi rendono la moto chiedendomi solo 15 euro. Alla fine, non sappiamo per quale motivo, il problema è risolto ed il rumorino non si presenterà più. Nel frattempo ha cominciato a piovere, per cui ci mettiamo le tute ed entriamo in autostrada. Percorriamo pochi chilometri e le nuvole si diradano lasciando spazio ad un cielo azzurro ed al sole che ci costringe a fermarci per levarci le tute. La temperatura infatti è salita di 10 gradi nello spazio di 20 chilometri. Facciamo rifornimento e ci accorgiamo del prezzo decisamente più basso che la benzina ha in Spagna. Paghiamo solo il primo tratto dell'autovia e poi la percorriamo gratis fino al confine con il Portogallo. Scopriamo anche che le stazioni di servizio spagnole non sono sull'autostrada ma fuori, poco dopo le uscite. Pranziamo in una di queste, a base di panini imbottiti con belle fette di carne da far impallidire i vari Camogli e Rustichelle nostrani. Abbandoniamo l'autostrada nei pressi di Puebla de Sanabria per entrare in Portogallo, percorrendo subito un passo montano molto tranquillo. Facciamo le foto di rito sotto il cartello che segna l'ingresso in Portogallo e poco dopo, la prima sosta, a Montesinho, piccolissimo borgo ben tenuto ma pressochè disabitato. Arriviamo all'Ibis di Braganca e dopo aver preso possesso delle camere e fatto una bella doccia ristoratrice, chiediamo alla ragazza della reception una mappa della città e consigli per la cena. Andiamo a piedi verso il tranquillo centro storico. La cittadella vecchia che si estende ai piedi del castello è circondata da mura fortificate e formata da strette viuzze medievali. La giornata è splendida e il cielo azzurro e l'aria pulita ci consentono di fare delle belle foto. Salendo al castello siamo rimasti tutti molto stupiti dall'elevato numero di case abbandonate lungo le vie della città. Questa cosa si ripeterà in tutte le città portoghesi che visiteremo senza esclusione della capitale e di altre grandi centri urbani. Seguendo il consiglio dell'albergo ceniamo da O Silva. Anche se non si trova nelle vie centrali, la scelta risulta azzeccata. Cena ottima ed abbondante, non male come inizio. Simone e Cinza non si fanno mancare il piatto più diffuso nel paese lusitano : il baccalà arrosto o, come dicono qua, il bacalhau assado.

 

9 agosto

 

 

 

     Dopo aver toccato tre nazioni in tre giorni, oggi cominciamo a visitare il Portogallo nel dettaglio, percorrendo strade interne e magari poco battute dal turismo di massa. Imbocchiamo la N103 che ci porta verso ovest direzione di Chaves. Scopriamo subito l'estrema qualità delle strade e dell'asfalto portoghesi. La strada è molto bella e quasi priva di traffico ma purtroppo una delle poche macchine che la percorrono ci fa prendere una bella paura azzardando un sorpasso e non rientrando, nonostante ci abbia visto arrivare. Evitiamo la peggio per un pelo e fatta inversione ci mettiamo all'inseguimento dell'idiota per dirgliene quattro. Dopo averla raggiunta la offendiamo a più non posso ma poi decidiamo di non farci rovinare le ferie da una celebrolesa e torniamo per la nostra strada. Imbocchiamo l'autostrada verso sud fino a Villa Real. Questa arriva fino ad un'altidudine di 1070 metri e rimaniamo anche qui colpiti dalla qualità delle autostrade portoghesi, tutte rigorosamente GRATIS. Usciamo ed imbocchiamo la IP4 in direzione di Amarante e poi la N304. Cerchiamo le cascate di Ermelo che una volta raggiunte ci deludono profondamente. Si vedono da lontano e in agosto sono molto scarse di acqua. Il viaggio però non è stato completamente vano perchè, nonostante il caldo abbastanza torrido, la N304 è meravigliosa. Asfalto, curve e panorama perfetti. Pranziamo alla nostra maniera davanti ad un piccolo e scalcinato supermercato di un anonimo paesino. Alla nostra maniera significa : frutta o panini e seduti su qualche panchina o marciapiede. Unica necessità inderogabile : essere all'ombra!!! L'altra sosta della giornata è a Lamego, dove ammiriamo dal basso, una bella doppia scalinata di 611 scalini che portano alla Chiesa di Nossa Senhora dos Remedios. Ovviamente di quei 611 scalini non ne saliamo nemmeno uno, preferendo una passeggiata nell'ampio viale sottostante e visitando un'altra bella chiesa nei pressi. Rimontiamo in moto e puntiamo direttamente alla meta della giornata : Penedono. In questo minuscolo borghetto medioevale abbiamo infatti prenotato l'albergo per la notte. Il paesino è molto molto carino, tutto in pietra e ben tenuto, rende benissimo l'idea di come dovevano essere i borghi nel medioevo. L'albergo si trova proprio di fronte al castello che visitiamo nel tardo pomeriggio. Il maniero è ben conservato e la visita è gratuita, anzi per dirla tutta non c'è nessun tipo di controllo e nessuno in giro. Facciamo una visita privata ed entriamo dovunque, non ci sono infatti barriere o divieti di nessun genere. Dall'alto delle mura si può tranquillamente precipitare sul pavimento di quello che doveva essere il salone principale del castello, suggestivo! Come per le sere precedenti chiediamo consigli per la cena alla gente del posto. Un anziano signore ci indica un ristorante che si trova li ad un centinaio di metri e decidiamo di fidarci. Mangiamo molto molto bene sia carne che pesce, il tutto innaffiato da un ottimo rosso della valle del Douro alla modica cifra di 13 euro a testa. Abbiamo imparato che bisogna chiedere consigli e fidarsi della gente del posto.

 

10 agosto

 

 

 

     Percorriamo una bella strada che passa attreverso i famosi vigneti della zona e la prima sosta la facciamo a Marialva. Arriviamo abbastanza presto al piccolo borgo in pietra e mentre parcheggiamo le moto ci accorgiamo che il TDM di Mirko perde il liquido dal radiatore. Questo piccolo problema ci perseguiterà per tutta la vacanza senza però compromettere niente. Il castello è visitabile a 1,50 euro a testa e siamo i primi visitatori della giornata. Le rovine sono ben tenute e vale la pena farci un salto se si è in zona. Proseguiamo alla volta di Trancoso dove si trovano le rovine di un altro castello, che però si rivelano meno suggestive e francamente evitabili se ci si deve andare appositamente. Approfittiamo della sosta per fare acquisti per il pranzo presso un negozio di frutta e verdura. Proseguiamo alla volta di Manteigas per visitare la cattedrale che la Lonely Planet mette in evidenza. In effetti non è male ed una piccola deviazione la si può fare. Ad orari prestabiliti è possibile anche visitare la torre e la parte alta della chiesa, ma ovviamente attendere la visita successiva ci avrebbe fatto perdere un sacco di tempo e ce ne andiamo. La destinazione della giornata è Coimbra dove dormiremo per due notti. Sulla cartina individuiamo una strada panoramica che porta verso ovest e decidiamo di percorrerla. La temperatura è molto elevata nonostante si viaggi tra i 400 ed gli 800 metri di altitudine. Cercando di imboccare la N338 sbagliamo strada e seguiamo le indicazioni per il Poco de Inferno. Il nome accattivante di attira in trappola. Infatti arrivati in cima a questa stretta stradina, ci aspetta una piccola cascata quasi asciutta e qualche panchina all'ombra. Sicuramente in altri periodi dell'anno questo posto avrà un altro aspetto ma a noi delude molto. Ci fermiamo comunque a mangiare qualcosa prima di tornare sui nostri passi fino al bivio dove abbiamo imboccato la strada sbagliata. La N338 porta fino a 1993 metri di altitudine, la cima più elevata del Portogallo. La strada è molto bella ed i panorami mozzafiato. Nonostante si tocchino quasi i 2000 metri, la temperatura cala di pochissimo e questo ci fa presupporre che al ritorno in valle, dalla parte opposta dei monti, troveremo un bel forno. Il paesaggio che incontriamo quando cominciamo a scendere assomiglia molto ad alcune zone del nostro Campo Imperatore. Arriviamo a Coimbra che il termometro tocca i 39 gradi...e si sentono tutti. Usciamo per cena e ci fidiamo di un suggerimento della guida. Mangiamo da Ze Neto anche qui senza aver niente da ridire. La cena è veramente abbondante e di qualità ed il locale ha quell'aspetto di trasandato che avevano le nostre trattorie degli anni 70. Il locale pullula di turisti italiani con le Lonely Planet in mano. La considerazione che ci viene spontanea è che alcuni locali devono la loro fortuna alla visita dei redattori delle guide turistiche. Visitiamo la zona universitaria by-night.

 

11 agosto

 

 

 

     Lasciamo i bauletti in albergo e ci addentriamo nel cuore del Portogallo, in direzione del confine con la Spagna per visitare alcuni borghi che la guida indica meritevoli di una visita. Fino a Gois la strada è bella scorrevole, poi dopo Arganil prendiamo la N230 che ci mostra subito quello che troveremo per i successivi 35 chilometri. Curve perfette, asfalto da circuito e assenza di traffico. In Italia se esistesse una strada simile, sarebbe una pista a cielo aperto piena zeppa di motociclisti e polizia. Non incontriamo praticamente nessuno e ce la facciamo tutta di una fiato. Lo spettacolo termina a Covilhã. Comincia anche a fare un bel caldo, cosa che non avevamo notato prima grazie all'altitudine alla quale si snoda la strada. Ci fermiamo a visitare Sorthela ed il suo piccolo castello. Facciamo due passi tra le viuzze acciottolate e le case in pietra ed entriamo nel castello che è completamente gratuito. Il sole picchia decisamente forte e facciamo una sosta pranzo all'ombra di un grande albero proprio dove avevamo parcheggiato le moto. Rimontati in sella arriviamo a Monsanto con un caldo allucinante, il termometro della moto di Simone segna 40 °C. Parcheggiamo all'ombra e proviamo a fare due passi per il paese. Il castello sorge al centro di esso, ma su una altura e siamo talmente provati che desistiamo. Ci fermiamo un po' a riprendere le forze e a fare due foto ad una bella scrofa alla quale diamo dei fichi di un vicino albero che sembra gradire molto. Ad una fontana ci bagniamo i pantaloni da moto e rimontiamo in sella. Puntiamo su Castelo Branco perchè ci pare la via più veloce per tornare verso Coimbra, ma quando giungiamo in vista della cittadina notiamo il traffico fermo e ci troviamo completamente bloccati ad una rotonda. Sulle prime pensiamo ad un incidente, ma finalmente capiamo che sta per passare una corsa ciclistica e non una qualunque ma il giro del Portogallo. Alla fine stiamo fermi una quarantina di minuti. Ripartiamo ed imbocchiamo la N112 . Anche questa strada risulta essere meravigliosa sia per l'asfalto che per i paesaggi. Corriamo veloci sotto una serie di pale eoliche mentre il sole tramonta alle loro spalle imprimendo un'immagine stupenda che rimarrà nei nostri occhi per molto tempo. Rientriamo a Coimbra stanchi morti per il gran caldo ma soddisfatti per le bellissime strade percorse.

 

12 agosto

 

 

 

     La prima sosta la facciamo appena lasciata Coimbra presso il sito archeologico di Conimbriga. Si tratta dei resti ben conservati di un insediamento romano ed il pezzo forte sono dei bellissimi mosaici, costo 4 euro, è una visita che si può fare. Il caldo si fa sentire anche se sono appena le 10 di mattina e rimontiamo in sella per andare a vedere un serie di impronte di dinosauro che si trovano in una ex cava di pietra a Bairro, poco dopo Fatima. Arriviamo ovviamente durante la pausa pranzo e dobbiamo aspettare un'oretta per entrare. Occupiamo il tempo mangiando e facendo manutenzione alle cavalcature. Entriamo poi nella ex cava nella quale, 170 milioni di anni fa, un brontosauro decise di lasciare la sue impronte a ricordo dell'era in cui la terra era dominata dai giganti. Le impronte si vedono abbastanza bene ma se ci si aiuta con un po' di fantasia è meglio, il caldo soffocante poi ci fa passare ogni desiderio di prolungare la visita oltre lo stretto necessario. Ci fermiamo per visitare il castello di Almourol che sorge su di un isolotto in mezzo ad un fiume. Per raggiungerlo dobbiamo salire su una piccola barca al costo di 1,50 euro che comprende anche l'ingresso al castello. I resti sono ben tenuti e la visita è piacevole soprattutto per la posizione particolare in cui si trova il maniero. Essendo completamente spoglio, impieghiamo al massimo venti minuti per un giro completo fin su in cima alla torre, dalla quale si gode di una discreta vista sulle campagne circostanti ed il fiume. Tornati alle moto, puntiamo le ruote verso Tomar dove passeremo la notte. Il nostro albergo si trova in pieno centro di questo piccolo paese e la proprietaria, una signora francese, ci fa sistemare le moto nel suo garage. L'hotel è piuttosto vecchio ma molto caratteristico e tenuto bene, i pavimenti sono tutti in legno e scricchiolano ad ogni passo. Facciamo due passi in paese e come al solito mangiamo in un ristorante che ci viene consigliato dalla padrona dell'albergo rimanendo pienamente soddisfatti. Prima di andare a dormire facciamo il solito briefing per decidere la tappa del giorno successivo e decidiamo di visitare il Convento di Cristo che si trova proprio li a Tomar.

 

13 agosto

 

 

 

     Al mattino, visitiamo quindi il convento, quartier generale dei cavalieri templari, che è molto bello e merita sicuramente una visita. Il particolare di maggior interesse è una finestra decorata fino all'eccesso, che noi tutti esperti di arte, riconosciamo essere in stile manuelino. Interessanti i chiostri, gli interni e le ampie cucine. All'esterno del convento, compriamo della frutta per il pranzo da due ambulanti e ce ne andiamo. Arriviamo a Castelo de Vide che comincia a fare caldo, anche perchè fino a quel momento il sole se ne era stato fortunatamente bello nascosto. Il borghetto ed il castello non sono un granchè ed abbiamo anche qualche difficoltà a trovare un posticino all'ombra per le moto. Facciamo due passi nella parte vecchia e poi ci dirigiamo verso Marvao. Anche questo borgo medioevale è composto da un castello e da una serie di case sviluppatesi intorno. Il castello di Marvao, gratuito, è molto bello e conviene la visita. Oltre ad essere grande, è ben conservato ed è stato eretto su uno sperone di roccia, motivo per il quale si gode di una splendida vista affacciandosi dalle sue mura. Concludiamo la giornata ad Estremoz, anonima cittadina nel mezzo del Portogallo. Una volta preso possesso delle camere, andiamo in città per fare un giretto e cenare, in un bel ristorantino dove ci facciamo una bella mangiata di pesce e di carne.

 

14 agosto

 

 

 

     Il risveglio è abbastanza movimentato perchè mentre ci prepariamo per andare a fare colazione, scopriamo che la nostra camera è invasa dalle formiche. Ovviamente le troviamo anche nei caschi e nei bauletti, per cui andiamo alla reception a protestare e l'addetto si dimostra molto dispiaciuto e ci spiega che per loro è un grosso problema perchè combattono quotidianamente con le “formigas”. Chiediamo di poter aver un aspirapolvere per pulire la nostra roba e dopo pochi minuti entra in camera nostra, una cameriera, che comincia a sbraitare e a trattarci male. Ci accusa di aver dormito con le finestre aperte (come se qualche legge lo vietasse) e comincia a strappare via dai letti i lenzuoli in malo modo. Ci facciamo sentire anche noi e la tipa si da una calmata, poi andiamo in reception e diciamo al ragazzo che la sua collega è stata estremamente maleducata nei nostri confronti e ce ne andiamo a fare colazione. Simone e Stefania ci raggiungono dopo qualche minuto e ci dicono che la cameriera ha preso una bella sciacquata di testa dal suo superiore. Lasciato l'albergo e le sue formigas, ci fermiamo a vedere un vicino sito archeologico composto da dolmen posizionati in cerchio . Cromeleque però non ha quel fascino dei siti megalitici che abbiamo visitato l'anno precedente in Inghilterra. Facciamo comunque un po' di foto e ci dirigiamo verso Evora. Visitiamo a Cappella dos Ossos, una cappella interamente rivestita di centinaia di teschi, femori, tibie ed ossa di ogni tipo. L'ingresso è a pagamento ma se non si è mai visto una cosa del genere, vale la pena farci un salto. Acquistiamo frutta, pane e formaggio in un mercato che si trova proprio di fronte alla cappella e facciamo due passi per il centro. Pranziamo seduti su una panchina all'ombra degli alberi di un bel parco, prendiamo un caffè e poi montiamo in sella per puntare verso sud, a Portimao, in Algarve. Lungo l'autostrada fa un caldo bestiale e quando arriviamo al residence dove abbiamo prenotato la camera, notiamo con piacere una bella piscina a disposizione degli ospiti. Inutile dire che io e Simone indossiamo il costume e ci fiondiamo a fare un tuffo. Usciamo per cena e fortuna vuole che lungomare ci sia la sagra della sardina, che è un po' come quelle di casa nostra, piena di bancherelle, musica, cibo e una sacco di gente che si diverte. Ceniamo sulle tipiche panche da sagra e ci facciamo un giro per vedere cosa offrono i venditori del sud del Portogallo. Camminiamo lungo mare un bel po' e poi rientriamo in albergo non troppo tardi perchè l'indomani ci tocca una bella tappa di trasferimento fino Lisbona.

 

15 agosto

 

 

 

     Partiamo da Portimao dopo una bella colazione in una pasticceria che troviamo uscendo dalla città. Pieno di 95 ottani, una controllata alle gomme e via lungo la costa fino a Cabo de Sao Vicente. Le scogliere dell'Algarve sono affascinanti e il mare è molto pulito. Arriviamo al Cabo che tira un vento pazzesco. Camminiamo lungo la scogliera e vediamo un signore che con la canna sta pescando. Fin qua tutto ok tranne che per il fatto che il mare si trova a minimo una quarantina di metri sotto...non osiamo pensare in che condizioni potrebbe arrivare in cima un eventuale pesce che abbocchi all'amo. Mentre torniamo indietro incrociamo una coppia di italiani che dice di aver tirato su la moto di Simone che era caduta. Forse il vento, forse un colpetto da parte di qualche macchina ma per fortuna nessun danno a parte un graffietto e le forche un po' svirgolate che Simone sistema nel parcheggio di un supermercato poco distante. Le visite di oggi sono finite, per cui imbocchiamo la torrida autostrada in direzione Lisbona. In effetti lungo la strada la temperatura non scende mai sotto i 34-36 gradi. Arriviamo nella capitale nel tardo pomeriggio e troviamo l'albergo abbastanza alla svelta. Mentre ci assegnano le camere, nella hall, incontriamo dei vecchi amici di Firenze che Io e Cinzia frequentavamo agli inizi della nostra carriera motociclistica per poi perdersi di vista. Incredibile incontrarsi a così tanti chilometri da casa dopo non essersi visti per un sacco di anni, un incontro piacevole ed inaspettato. Mettiamo le moto in garage ed usciamo verso le 19 andando in centro con la metropolitana. Riusciamo ad ammirare alcuni scorci di Lisbona al tramonto e poi ci mettiamo a cercare un posto per la cena. Becchiamo un ristorante gestito da un tipo che ci fa schiantare dalle risate. Innanzitutto, mentre aspettiamo fuori dal locale che si liberino i tavoli, mi offre una birra, poi ci fa accomodare e ci serve gli antipasti in dei piatti tutti scantonati. Chiediamo delle birre grandi e sorridendo ci dice che ha finito i bicchieri e così via con altri sketch che ci hanno fatto ridere per tutta la vacanza. Alla fine rientriamo in albergo che è quasi l'una.

 

16/17 agosto

 

 

 

     Due giorni completi senza moto è proprio quello che ci vuole per riprendere fiato. Giriamo su e giù per Lisbona a piedi, con la metro e con i tram. La città è costruita su una collina è ed tutta un sali scendi. Visitiamo tutte le attrazioni principali della capitale e saliamo anche sul tram numero 28. Questo, durante il suo percorso, tocca i maggiori punti di interesse, per cui è nominato in tutte le guide turistiche e di conseguenza preso d'assalto dai turisti.

 

18 agosto

 

 

 

     Partiamo da Lisbona con un forte vento che ci accompagna fino a Cabo da Roca, il punto più a ovest del continente europeo. La punta è circondata da scogliere a picco sul mare ma di per se non è molto suggestivo. Una stele riporta le coordinate del capo, per il resto non c'è altro. Facciamo una paio di foto e puntiamo verso nord entrando in autostrada. Ci fermiamo ad Obidos, piccolo paesino con castello molto carino ma veramente pieno di turisti. Facciamo un giro per le affollatissime viuzze e fin sotto le mura del castello. Riprendiamo la nostra marcia fino a fermarci al monastero di Alcobaca. In occasione della visita al monastero di Cristo a Tomar, avevamo acquistato un biglietto cumulativo che comprendeva anche gli ingressi per Alcobaca e Batalha. Questo ex monastero è molto bello, la sua chiesa è impressionante per le sue dimensioni ed infatti la sua navata è la più lunga del Portogallo. La cosa che ci colpisce maggiormente però è la cucina, con il suo immenso camino piastrellato. Per capire quanto è grande occorre vederlo con i propri occhi, sembra proprio la cucina di un gigante. Infine ci rechiamo a Batalha che si trova poco distante. Il monastero esteriormente è molto bello ma dentro offre uno spettacolo piuttosto deludente in quanto molto spoglio, da non visitare. Arriviamo a Leira come al solito nel tardo pomeriggio ed usciamo per cena senza prendere le moto. Il fenomeno delle case abbandonate che abbiamo notato in tutto il Portogallo è molto presente anche nel centro storico di questa anonima cittadina dove in effetti le piccole vie centrali sono costellate di serrande chiuse, porte distrutte e piante che crescono dalle finestre di case una volta abitate.

 

19 agosto

 

 

 

     Partiamo di buonora da Leira per arrivare il prima possibile a Porto. Alle 11 siamo già all'albergo e sistemati i bagagli prendiamo il tram e ce ne andiamo in centro. Si dice che Porto sia molto carina e non teme il confronto con la capitale. In effetti il centro è bello e ci sono molte cose da vedere. Facciamo un giro nel grande mercato al coperto che purtroppo però ha diverse parti chiuse per lavori ma ci facciamo un giretto tra i banchi aperti e compriamo un po' di frutta per il pranzo. Casualmente (per espletare i bisogni fisiologici in realtà) entriamo nella stazione ferroviaria il cui salone di ingresso è completamente tappezzato di azulejos ed è molto caratteristico. Vaghiamo per la città cercando le principali attrazioni e poi ci dirigiamo lungo il fiume Douro nella zona del maestoso ponte in ferro dedicato a Dom Luis I. Lo attraversiamo perchè sulla riva sinistra si trovano tutti i più importanti produttori di Porto della città molti dei quali fanno visitare le proprie cantine non trascurando di far assaggiare l'ottimo vino che viene prodotto lungo la valle del fiume. Decidiamo, su consiglio della Lonely Planet, di visitare le cantine Taylors, le più vecchie della città. Fatta la nostra bella degustazione e un piccolo acquisto enologico, torniamo verso il fiume e ci prendiamo una birra in uno dei localini sulla sponda sinistra del fiume. Cerchiamo un locale per la cena, anche qui la guida non ci tradisce mai e caschiamo decisamente bene. Piatto forte della cena : spiedini di pesciolini fritti. Torniamo in albergo dopo aver percorso parecchia strada a piedi per cui molto stanchi. Secondo noi per visitare Porto sono sufficienti due giorni contro i tre o quattro necessari per Lisbona.

 

20 agosto

 

 

 

     Percorriamo l'autostrada verso nord, direzione Spagna e Galizia, facendo prima però una sosta per visitare la cittadina fortificata di Valcenca che sorge proprio sul confine. La temperatura accettabile che ci aveva accompagnato dalla mattina, lascia il posto ad un caldo torrido ai limiti della sopportabilità. Valenca inoltre è troppo turistica e francamente anche bruttina, per cui ci rimettiamo in moto alla volta di Santiago di Compostela dove arriviamo verso le 16.00. Dopo aver preso possesso delle camere, io e Cinzia facciamo un salto per controllare se il nostro tesoro, sepolto cinque anni prima, è sempre al sicuro sotto terra. Troviamo il posto senza difficoltà e ci sembra di avere fatto un balzo indietro nel tempo tanto è rimasto tutto immutato. Ovviamente non poteva mancare la foto di rito da girare ai nostri compagni di viaggio dell'epoca...Torniamo in albergo e dopo una doccia bussiamo a Simone e Stefania e andiamo in città. Santiago è una meta molto gettonata ed infatti le strade sono strapiene di turisti di tutti i generi : dai pellegrini a piedi a quelli in bicicletta, da coloro che la visitano per motivi religiosi a quelli che ci vengono per curiosità. La scelta dei ristoranti è di conseguenza molto vasta. Alla fine decidiamo per uno che ha prezzi alla portata delle nostre tasche, non ci va male e ci facciamo una discreta mangiata.

 

21 agosto

 

 

 

     Lasciamo l'albergo alla volta di Capo Finisterra e dopo qualche chilometro dobbiamo indossare le tute antipioggia. Invece arrivati al capo, spunta il sole e torniamo in assetto da asciutto. Data l'ora ancora non c'è molta gente in giro ma nonostante questo, qualche pellegrino è già arrivato alla fine del suo viaggio, al punto in cui brucerà tutti i suoi vestiti in segno di avvenuta purificazione. Anche oggi questa tradizione viene perpetrata e vengono bruciati vestiti, scarpe e quant'altro sugli scogli. A nostro avviso, visto il troppo sporco in giro, le amministrazioni locali potrebbero installare un bel braciere, di grandi dimensioni e magari in pietra, dove poter dare fuoco alle proprie cose alla fine del viaggio. Per arrivare a La Coruna, decidiamo di fare tutta la costa della Morte. Purtroppo il tempo peggiora nuovamente e gran parte delle meravigliose e aspre scogliere della zona, rimane celata dietro una fitta nebbia novembrina anche se fortunatamente non piove. La percorriamo comunque e ci fermiamo a Muxia e Malpica, arriviamo a La Coruna nel tardo pomeriggio e chiedendo qualche indicazione, troviamo il nostro albergo. Ci sistemiamo e visto che il tempo minacciava pioggia, andiamo in centro con un taxi. La città è abbastanza affollata e piena di vita e le vie centrali sono piene di bei locali. Facciamo due passi e scegliamo un ristorante con il solito sistema della sera precedente...a caso. Anche se non mangiamo male, non è un posto che rimarrà nella nostra memoria come altri incontrati nel corso del nostro viaggio. Torniamo in albergo sempre con il taxi e nel frattempo comincia a piovere.

 

22 agosto

 

 

 

     Il clima che lasciamo a La Coruna è quasi autunnale e ci accompagnerà fino a Burgos. Lungo il tragitto ci fermiamo a Lugo per una sosta tecnica. Non senza qualche difficoltà, cerchiamo e troviamo un internet point e prenotiamo un albergo per la sera stessa. Di Lugo ci ricorderemo senza dubbio le splendide mura romane che circondano il centro storico. Rimontiamo in sella direzione Burgos e davanti a noi si staglia un cielo pieno di nuvole minacciose. L'autostrada ci porta dritti dritti nell'occhio del ciclone e ci prepariamo a prendere un bel po' d'acqua. Improvvisamente la strada però volta a sinistra lasciando il temporale alla nostra destra e tiriamo un sospiro di sollievo. In realtà, probabilmente a causa di un grosso camion che mi ha nascosto il cartello, ho preso l'autostrada per Madrid e Simone dopo qualche chilometro mi raggiunge facendomi notare la cosa. Dobbiamo tornare indietro e dirigerci nuovamente verso il temporale che pensavo di aver scansato...Fortunatamente ne becchiamo solo la coda e la pioggia intensa dura solo qualche chilometro. Arriviamo a Burgos e ci sistemiamo in albergo. Usciamo per cena con l'immancabile consiglio della ragazza della reception. Essendo vicini al centro, ci muoviamo a piedi scoprendo una città piena di vita e locali. Cerchiamo il ristorante consigliato e consumiamo decisamente un'ottima e tipica cena. Torniamo in albergo e ci prepariamo a lasciare la Spagna la mattina successiva.

 

23 agosto

 

 

 

     Una bella giornata ci accompagna fino ai piedi dei Pirenei, dove nei pressi di Jaca comincia a farsi sentire un caldo asfissiante. Prima di attraversare il confine, facciamo una sosta per visitare il convento di San Juan de la Pena, incastonato sotto un'imponente roccia che lo sovrasta spaventosamente. Il sito è molto suggestivo ma arriviamo che manca qualche minuto alla chiusura per cui non ci vendono i biglietti. Inoltre il personale non è il massimo della cortesia sia perchè non fanno fermare nemmeno un minuto con la moto lungo la strada sia perchè sarebbero tenuti a farci entrare fino all'ultimo secondo utile. Ci dicono che avrebbero aperto di nuovo un paio d'ore dopo, ma aspettare ci avrebbe fatto perdere un sacco di tempo per cui facciamo qualche foto e scendiamo a valle. In ogni caso è una visita che vale la pena fare. Puntiamo verso il Col de Somport per fare il passo ma per errore imbocchiamo il tunnel ed entriamo in Francia passando sotto i Pirenei. Il clima che ci accoglie è decisamente diverso da quello spagnolo, fa freschino e tira molto vento. Arriviamo a Tarbes dove abbiamo prenotato per due notti l'immancabile Ibis. Ceniamo in centro e quando torniamo in albergo comincia a piovere, mettendoci un po' di cattivo umore in previsione del giro che avremmo dovuto fare il giorno dopo.

 

24 agosto

 

 

 

     Ci alziamo infatti sotto una fitta pioggia e ci prepariamo di conseguenza. Ci muoviamo alla volta dei vicini Pirenei intenzionati a fare qualche passo reso famoso dal Tour de France. Appena saliamo un po', come per magia, smette di piovere e le nuvole si aprono lasciando intravedere un cielo splendido. La prima tappa è il Col D'Aspin e mentre saliamo incontriamo lungo la strada mucche e cavalli che girellano tranquillamente senza curarsi dei veicoli in transito. Arriviamo in cima al passo però immersi in una fitta nebbia e dopo aver fatto le foto di rito sotto il cartello, torniamo giù. Imbocchiamo la strada che ci porta al Col du Tourmalet e qui la musica cambia decisamente. La strada è molto più bella, il cielo è azzurro e i panorami sono mozzafiato. Il passo arriva a 2114 metri ed in cima è molto affollato sia da ciclisti che da motociclisti. Le nuvole che vanno e vengono fanno apparire improvvisamente le aspre cime che ci circondano e questo rende il paesaggio molto suggestivo. Scendiamo dalla parte opposta alla volta del Pic de Tentes che arriva a ben 2322 metri. Anche qui la strada per arrivare in cima è bella e molto meno frequentata del Tourmalet. Troviamo centinaia di pecore sparse lungo il tragitto ed in cima la temperatura raggiunge i 12 gradi, nella montagna che si erge di fronte al parcheggio principale scorgiamo ancora i resti della neve dell'inverno precedente. La strada non prosegue e torniamo indietro alla volta del Pont D'Espagne, non molto alto ma dai panorami mozzafiato. Purtroppo arriviamo in cima dove finisce la strada avvolti in una nebbia talmente fitta da limitare la visibilità a poche decine di metri. Torniamo indietro e facciamo una sosta per il pranzo in un classico paesino di montagna. Torniamo a Tarbes dopo circa 250 chilometri di curve fatte attraverso i Pirenei francesi.

 

25 agosto

 

 

 

     Questa mattina il sole splende ed imbocchiamo l'autostrada fino a Foix dove usciamo per prendere la D117 in direzione della zona dei Pirenei caratterizzata dalla presenza delle fortezze catare. La prima tappa è Montsegur, dove però facciamo qualche foto da sotto non azzardandoci nemmeno a pensare di fare la scarpinata fino in cima allo scosceso picco di roccia sul quale è stata costruita. Proseguiamo lungo la valle che è costellata di castelli più o meno diroccati ed incontriamo, sempre ben arroccati in posizione molto strategica, le fortezze di Queribus e di Peyrepertuse. Purtroppo non avendo molto tempo a disposizione e ancora tanta strada da percorrere, non ne visitiamo nessuna ma facciamo solo foto da fuori. Entriamo in autostrada a Perpignan ed arriviamo ad Arles dopo aver percorso ben 648 chilometri. L'albergo è il solito della prima notte in Francia all'andata e visto la comoda ubicazione, decidiamo di mangiare anche al solito Buffalo Grill. L'indomani sarebbe stato l'ultimo giorno di vacanza e nei programmi ci sarebbe stato un giro in Provenza con pernottamento nella zona del Verdon per poi rientrare il 27. Simone però ha la gomma posteriore molto molto al limite e metterci sopra altri 150-200 chilometri di strada normale e poi 600 di autostrada è un po' rischioso. Vagliamo insieme tante opzioni, tra cui anche quella di cercare un gommaio, farla cambiare e rispettare la tabella di marcia. La stanchezza non ci permette però di prendere una decisione serena, per cui rimandiamo tutto alla mattina successiva.

 

26 agosto

 

 

 

     Nel parcheggio dell'Etap, Simone decide di rientrare in Italia il giorno stesso e noi invece rimaniamo per visitare un paio di località della bassa Provenza e rientrare il giorno successivo. Separarsi dopo aver trascorso 12 ore al giorno insieme per 20 giorni, mette a tutti tanta tristezza. Un ultimo colpo di clacson per salutarci e all'imbocco dell'autostrada ci separiamo. La giornata, che era cominciata sotto un cielo plumbeo, migliora e ci permette di visitare nell'ordine : Isle sur la Sourge, la Fontaine de Vaucluse, Gordes e l'abbazia di Senanque. Tutti posti molto carini e abbastanza affollati. La Fontaine de Vaucluse è una sorgente dalle acque impetuose che sgorga da un'immensa buca ai piedi di una roccia a strabiombo. Le due cose che la rendono così famosa e visitata, sono la grandissima portata d'acqua, il colore blue intenso e il mistero che ancora avvolge l'esatta posizone della falda che la genera. Purtroppo la sua massima portata è in primavera, quando si sciolgono i ghiacci sulle montagne circostanti, per cui, complice anche un'estate molto calda e secca la troviamo totalmente all'asciutto e possiamo solo “ammirare” l'immensa buca dalla quale solitamente sgorga l'acqua. Gordes è molto caratteristico e vale sicuramente la visita come d'altronde l'Abbazia di Senanque che però andrebbe vista quando è circondata dalla lavanda in fiore che la rende unica al mondo (giugno). Passiamo la notte a Manosque con l'intenzione di tornare in Italia passando all'alba per il versante sud delle gole del Verdon.

 

27 agosto

 

 

     Ci svegliamo molto presto e ci dirigiamo anche se non proprio all'alba sulla strada delle gole. Se non contiamo un ciclista che troviamo a fare le foto nel punto più alto, siamo stati praticamente gli unici a percorrono le gole a quell'ora di mattina. Fa un freddo tremendo e un vento molto forte ci rende difficile la guida. Poco prima di Nizza, sempre accompagnati dal vento fortissimo, ci fermiamo a fare colazione con un bel latte bollente. Rientriamo in Italia e per fortuna non becchiamo le temperature sahariane che ci avevano preannunciato. La moto se ne va in garage con 8700 chilometri percorsi in 21 giorni ma pronta a ripartire anche il giorno dopo...così come noi...