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6 agosto

Appuntamento alle 6.30 all'ingresso dell' A1.
Contiamo di essere ad Arles (F), più o meno per le 16.00. Il viaggio
scorre via tranquillo e la temperatura si mantiene a livelli
assolutamente accettabili. Dopo aver sistemato la roba nelle rispettive
camere andiamo in centro per fare due passi e qualche foto. Il centro di
Arles è carino e la maggior attrazione turistica, sono i resti di un
anfiteatro di epoca romana. Ceniamo al Buffalo Grill a pochi passi dall'
Etap dove alloggiamo. Nel ristorante facciamo la conoscenza di un
elemento di disturbo che contrassegnerà la vacanza di Simone : l'aria
condizionata. L'indomani ci aspettano altri 700 chilometri e quindi ce
ne andiamo a letto abbastanza presto.
7 agosto

Partiamo con un tempo che non promette niente
di buono ed infatti lungo la strada troviamo anche 16 gradi e qualche
goccia di pioggia. La meta del giorno è Bilbao (E). Freschino a parte,
maciniamo chilometri senza problemi ed al confine con la Spagna esce
anche qualche raggio di sole. Arriviamo nella città basca nel tardo
pomeriggio e dopo una doccia andiamo a fare due passi in centro. La
città è piuttosto affollata ma notiamo anche tantissimi locali chiusi
tanto da cominciare a preoccuparsi per la cena. Chiediamo consiglio ad
un passante per un ristorante, il quale ci risponde molto candidamente
che oggi è “domingo”, cioè domenica. Rimaniamo un po' stupiti, ma alla
fine ci indica una zona della città dove dovremmo trovare diversi locali
aperti. Ci andiamo in metropolitana avendo già camminato troppo.
Finalmente un quartiere chiassoso e più vivo della Bilbao vista fino a
quel momento. Entriamo nel primo locale che ci ispira e la cameriera ci
saluta con un bel :”buonasera”. La ragazza, italiana, ha riconosciuto la
nostra provenienza prima ancora che aprissimo bocca. La cena si rivelerà
niente male. Abbiamo già 1500 chilometri sulle spalle ed il giorno
seguente ce ne metteremo altri 600, per cui leviamo le tende e facciamo
ritorno in albergo.
8 agosto

Prima di lasciare Bilbao alla volta di
Braganca (P), facciamo una sosta tecnica presso un concessionario Yamaha
per cercare di risolvere un problemino che mi affligge dalla partenza.
Un rumore ciclico dalla ruota posteriore, nella zona della corona ma non
si riesce a capire ne da dove proviene esattamente, ne da cosa può
dipendere. Alla concessionaria sono molto professionali, mettono la
moto sul ponte per controllarla, ma il rumore non si sente più e loro
non riscontrano nessuna anomalia. Nonostante questo, fanno pure una
prova su strada e mi rendono la moto chiedendomi solo 15 euro. Alla
fine, non sappiamo per quale motivo, il problema è risolto ed il
rumorino non si presenterà più. Nel frattempo ha cominciato a piovere,
per cui ci mettiamo le tute ed entriamo in autostrada. Percorriamo pochi
chilometri e le nuvole si diradano lasciando spazio ad un cielo azzurro
ed al sole che ci costringe a fermarci per levarci le tute. La
temperatura infatti è salita di 10 gradi nello spazio di 20 chilometri.
Facciamo rifornimento e ci accorgiamo del prezzo decisamente più basso
che la benzina ha in Spagna. Paghiamo solo il primo tratto dell'autovia
e poi la percorriamo gratis fino al confine con il Portogallo. Scopriamo
anche che le stazioni di servizio spagnole non sono sull'autostrada ma
fuori, poco dopo le uscite. Pranziamo in una di queste, a base di panini
imbottiti con belle fette di carne da far impallidire i vari Camogli e
Rustichelle nostrani. Abbandoniamo l'autostrada nei pressi di Puebla de
Sanabria per entrare in Portogallo, percorrendo subito un passo montano
molto tranquillo. Facciamo le foto di rito sotto il cartello che segna
l'ingresso in Portogallo e poco dopo, la prima sosta, a Montesinho,
piccolissimo borgo ben tenuto ma pressochè disabitato. Arriviamo
all'Ibis di Braganca e dopo aver preso possesso delle camere e fatto una
bella doccia ristoratrice, chiediamo alla ragazza della reception una
mappa della città e consigli per la cena. Andiamo a piedi verso il
tranquillo centro storico. La cittadella vecchia che si estende ai piedi
del castello è circondata da mura fortificate e formata da strette
viuzze medievali. La giornata è splendida e il cielo azzurro e l'aria
pulita ci consentono di fare delle belle foto. Salendo al castello siamo
rimasti tutti molto stupiti dall'elevato numero di case abbandonate
lungo le vie della città. Questa cosa si ripeterà in tutte le città
portoghesi che visiteremo senza esclusione della capitale e di altre
grandi centri urbani. Seguendo il consiglio dell'albergo ceniamo da O
Silva. Anche se non si trova nelle vie centrali, la scelta risulta
azzeccata. Cena ottima ed abbondante, non male come inizio. Simone e
Cinza non si fanno mancare il piatto più diffuso nel paese lusitano : il
baccalà arrosto o, come dicono qua, il bacalhau assado.
9 agosto

Dopo aver toccato tre nazioni in tre giorni,
oggi cominciamo a visitare il Portogallo nel dettaglio, percorrendo
strade interne e magari poco battute dal turismo di massa. Imbocchiamo
la N103 che ci porta verso ovest direzione di Chaves. Scopriamo subito
l'estrema qualità delle strade e dell'asfalto portoghesi. La strada è
molto bella e quasi priva di traffico ma purtroppo una delle poche
macchine che la percorrono ci fa prendere una bella paura azzardando un
sorpasso e non rientrando, nonostante ci abbia visto arrivare. Evitiamo
la peggio per un pelo e fatta inversione ci mettiamo all'inseguimento
dell'idiota per dirgliene quattro. Dopo averla raggiunta la offendiamo a
più non posso ma poi decidiamo di non farci rovinare le ferie da una
celebrolesa e torniamo per la nostra strada. Imbocchiamo l'autostrada
verso sud fino a Villa Real. Questa arriva fino ad un'altidudine di 1070
metri e rimaniamo anche qui colpiti dalla qualità delle autostrade
portoghesi, tutte rigorosamente GRATIS. Usciamo ed imbocchiamo la IP4 in
direzione di Amarante e poi la N304. Cerchiamo le cascate di Ermelo che
una volta raggiunte ci deludono profondamente. Si vedono da lontano e in
agosto sono molto scarse di acqua. Il viaggio però non è stato
completamente vano perchè, nonostante il caldo abbastanza torrido, la
N304 è meravigliosa. Asfalto, curve e panorama perfetti. Pranziamo alla
nostra maniera davanti ad un piccolo e scalcinato supermercato di un
anonimo paesino. Alla nostra maniera significa : frutta o panini e
seduti su qualche panchina o marciapiede. Unica necessità inderogabile :
essere all'ombra!!! L'altra sosta della giornata è a Lamego, dove
ammiriamo dal basso, una bella doppia scalinata di 611 scalini che
portano alla Chiesa di Nossa Senhora
dos Remedios. Ovviamente di quei 611 scalini non ne saliamo nemmeno uno,
preferendo una passeggiata nell'ampio viale sottostante e visitando
un'altra bella chiesa nei pressi. Rimontiamo in moto e puntiamo
direttamente alla meta della giornata : Penedono. In questo minuscolo
borghetto medioevale abbiamo infatti prenotato l'albergo per la notte.
Il paesino è molto molto carino, tutto in pietra e ben tenuto, rende
benissimo l'idea di come dovevano essere i borghi nel medioevo.
L'albergo si trova proprio di fronte al castello che visitiamo nel tardo
pomeriggio. Il maniero è ben conservato e la visita è gratuita, anzi per
dirla tutta non c'è nessun tipo di controllo e nessuno in giro. Facciamo
una visita privata ed entriamo dovunque, non ci sono infatti barriere o
divieti di nessun genere. Dall'alto delle mura si può tranquillamente
precipitare sul pavimento di quello che doveva essere il salone
principale del castello, suggestivo! Come per le sere precedenti
chiediamo consigli per la cena alla gente del posto. Un anziano signore
ci indica un ristorante che si trova li ad un centinaio di metri e
decidiamo di fidarci. Mangiamo molto molto bene sia carne che pesce, il
tutto innaffiato da un ottimo rosso della valle del Douro alla modica
cifra di 13 euro a testa. Abbiamo imparato che bisogna chiedere consigli
e fidarsi della gente del posto.
10 agosto

Percorriamo
una bella strada che passa attreverso i famosi vigneti della zona e la
prima sosta la facciamo a Marialva. Arriviamo abbastanza presto al
piccolo borgo in pietra e mentre parcheggiamo le moto ci accorgiamo che
il TDM di Mirko perde il liquido dal radiatore. Questo piccolo problema
ci perseguiterà per tutta la vacanza senza però compromettere niente. Il
castello è visitabile a 1,50 euro a testa e siamo i primi visitatori
della giornata. Le rovine sono ben tenute e vale la pena farci un salto
se si è in zona. Proseguiamo alla volta di Trancoso dove si trovano le
rovine di un altro castello, che però si rivelano meno suggestive e
francamente evitabili se ci si deve andare appositamente. Approfittiamo
della sosta per fare acquisti per il pranzo presso un negozio di frutta
e verdura. Proseguiamo alla volta di Manteigas per visitare la
cattedrale che la Lonely Planet mette in evidenza. In effetti non è male
ed una piccola deviazione la si può fare. Ad orari prestabiliti è
possibile anche visitare la torre e la parte alta della chiesa, ma
ovviamente attendere la visita successiva ci avrebbe fatto perdere un
sacco di tempo e ce ne andiamo. La destinazione della giornata è Coimbra
dove dormiremo per due notti. Sulla cartina individuiamo una strada
panoramica che porta verso ovest e decidiamo di percorrerla. La
temperatura è molto elevata nonostante si viaggi tra i 400 ed gli 800
metri di altitudine. Cercando di imboccare la N338 sbagliamo strada e
seguiamo le indicazioni per il Poco de Inferno. Il nome accattivante di
attira in trappola. Infatti arrivati in cima a questa stretta stradina,
ci aspetta una piccola cascata quasi asciutta e qualche panchina
all'ombra. Sicuramente in altri periodi dell'anno questo posto avrà un
altro aspetto ma a noi delude molto. Ci fermiamo comunque a mangiare
qualcosa prima di tornare sui nostri passi fino al bivio dove abbiamo
imboccato la strada sbagliata. La N338 porta fino a 1993 metri di
altitudine, la cima più elevata del Portogallo. La strada è molto bella
ed i panorami mozzafiato. Nonostante si tocchino quasi i 2000 metri, la
temperatura cala di pochissimo e questo ci fa presupporre che al ritorno
in valle, dalla parte opposta dei monti, troveremo un bel forno. Il
paesaggio che incontriamo quando cominciamo a scendere assomiglia molto
ad alcune zone del nostro Campo Imperatore. Arriviamo a Coimbra che il
termometro tocca i 39 gradi...e si sentono tutti. Usciamo per cena e ci
fidiamo di un suggerimento della guida. Mangiamo da Ze Neto anche qui
senza aver niente da ridire. La cena è veramente abbondante e di qualità
ed il locale ha quell'aspetto di trasandato che avevano le nostre
trattorie degli anni 70. Il locale pullula di turisti italiani con le
Lonely Planet in mano. La considerazione che ci viene spontanea è che
alcuni locali devono la loro fortuna alla visita dei redattori delle
guide turistiche. Visitiamo la zona universitaria by-night.
11 agosto

Lasciamo i
bauletti in albergo e ci addentriamo nel cuore del Portogallo, in
direzione del confine con la Spagna per visitare alcuni borghi che la
guida indica meritevoli di una visita. Fino a Gois la strada è bella
scorrevole, poi dopo Arganil prendiamo la N230 che ci mostra subito
quello che troveremo per i successivi 35 chilometri. Curve perfette,
asfalto da circuito e assenza di traffico. In Italia se esistesse una
strada simile, sarebbe una pista a cielo aperto piena zeppa di
motociclisti e polizia. Non incontriamo praticamente nessuno e ce la
facciamo tutta di una fiato. Lo spettacolo termina a Covilhã. Comincia
anche a fare un bel caldo, cosa che non avevamo notato prima grazie
all'altitudine alla quale si snoda la strada. Ci fermiamo a visitare
Sorthela ed il suo piccolo castello. Facciamo due passi tra le viuzze
acciottolate e le case in pietra ed entriamo nel castello che è
completamente gratuito. Il sole picchia decisamente forte e facciamo una
sosta pranzo all'ombra di un grande albero proprio dove avevamo
parcheggiato le moto. Rimontati in sella arriviamo a Monsanto con un
caldo allucinante, il termometro della moto di Simone segna 40 °C.
Parcheggiamo all'ombra e proviamo a fare due passi per il paese. Il
castello sorge al centro di esso, ma su una altura e siamo talmente
provati che desistiamo. Ci fermiamo un po' a riprendere le forze e a
fare due foto ad una bella scrofa alla quale diamo dei fichi di un
vicino albero che sembra gradire molto. Ad una fontana ci bagniamo i
pantaloni da moto e rimontiamo in sella. Puntiamo su Castelo Branco
perchè ci pare la via più veloce per tornare verso Coimbra, ma quando
giungiamo in vista della cittadina notiamo il traffico fermo e ci
troviamo completamente bloccati ad una rotonda. Sulle prime pensiamo ad
un incidente, ma finalmente capiamo che sta per passare una corsa
ciclistica e non una qualunque ma il giro del Portogallo. Alla fine
stiamo fermi una quarantina di minuti. Ripartiamo ed imbocchiamo la N112
. Anche questa strada risulta essere meravigliosa sia per l'asfalto che
per i paesaggi. Corriamo veloci sotto una serie di pale eoliche mentre
il sole tramonta alle loro spalle imprimendo un'immagine stupenda che
rimarrà nei nostri occhi per molto tempo. Rientriamo a Coimbra stanchi
morti per il gran caldo ma soddisfatti per le bellissime strade
percorse.
12 agosto

La prima
sosta la facciamo appena lasciata Coimbra presso il sito archeologico di
Conimbriga. Si tratta dei resti ben conservati di un insediamento romano
ed il pezzo forte sono dei bellissimi mosaici, costo 4 euro, è una
visita che si può fare. Il caldo si fa sentire anche se sono appena le
10 di mattina e rimontiamo in sella per andare a vedere un serie di
impronte di dinosauro che si trovano in una ex cava di pietra a Bairro,
poco dopo Fatima. Arriviamo ovviamente durante la pausa pranzo e
dobbiamo aspettare un'oretta per entrare. Occupiamo il tempo mangiando e
facendo manutenzione alle cavalcature. Entriamo poi nella ex cava nella
quale, 170 milioni di anni fa, un brontosauro decise di lasciare la sue
impronte a ricordo dell'era in cui la terra era dominata dai giganti. Le
impronte si vedono abbastanza bene ma se ci si aiuta con un po' di
fantasia è meglio, il caldo soffocante poi ci fa passare ogni desiderio
di prolungare la visita oltre lo stretto necessario. Ci fermiamo per
visitare il castello di Almourol che sorge su di un isolotto in mezzo ad
un fiume. Per raggiungerlo dobbiamo salire su una piccola barca al costo
di 1,50 euro che comprende anche l'ingresso al castello. I resti sono
ben tenuti e la visita è piacevole soprattutto per la posizione
particolare in cui si trova il maniero. Essendo completamente spoglio,
impieghiamo al massimo venti minuti per un giro completo fin su in cima
alla torre, dalla quale si gode di una discreta vista sulle campagne
circostanti ed il fiume. Tornati alle moto, puntiamo le ruote verso
Tomar dove passeremo la notte. Il nostro albergo si trova in pieno
centro di questo piccolo paese e la proprietaria, una signora francese,
ci fa sistemare le moto nel suo garage. L'hotel è piuttosto vecchio ma
molto caratteristico e tenuto bene, i pavimenti sono tutti in legno e
scricchiolano ad ogni passo. Facciamo due passi in paese e come al
solito mangiamo in un ristorante che ci viene consigliato dalla padrona
dell'albergo rimanendo pienamente soddisfatti. Prima di andare a dormire
facciamo il solito briefing per decidere la tappa del giorno successivo
e decidiamo di visitare il Convento di Cristo che si trova proprio li a
Tomar.
13 agosto

Al mattino,
visitiamo quindi il convento, quartier generale dei cavalieri templari,
che è molto bello e merita sicuramente una visita. Il particolare di
maggior interesse è una finestra decorata fino all'eccesso, che noi
tutti esperti di arte, riconosciamo essere in stile manuelino.
Interessanti i chiostri, gli interni e le ampie cucine. All'esterno del
convento, compriamo della frutta per il pranzo da due ambulanti e ce ne
andiamo. Arriviamo a Castelo de Vide che comincia a fare caldo, anche
perchè fino a quel momento il sole se ne era stato fortunatamente bello
nascosto. Il borghetto ed il castello non sono un granchè ed abbiamo
anche qualche difficoltà a trovare un posticino all'ombra per le moto.
Facciamo due passi nella parte vecchia e poi ci dirigiamo verso Marvao.
Anche questo borgo medioevale è composto da un castello e da una serie
di case sviluppatesi intorno. Il castello di Marvao, gratuito, è molto
bello e conviene la visita. Oltre ad essere grande, è ben conservato ed
è stato eretto su uno sperone di roccia, motivo per il quale si gode di
una splendida vista affacciandosi dalle sue mura. Concludiamo la
giornata ad Estremoz, anonima cittadina nel mezzo del Portogallo. Una
volta preso possesso delle camere, andiamo in città per fare un giretto
e cenare, in un bel ristorantino dove ci facciamo una bella mangiata di
pesce e di carne.
14 agosto

Il
risveglio è abbastanza movimentato perchè mentre ci prepariamo per
andare a fare colazione, scopriamo che la nostra camera è invasa dalle
formiche. Ovviamente le troviamo anche nei caschi e nei bauletti, per
cui andiamo alla reception a protestare e l'addetto si dimostra molto
dispiaciuto e ci spiega che per loro è un grosso problema perchè
combattono quotidianamente con le “formigas”. Chiediamo di poter aver un
aspirapolvere per pulire la nostra roba e dopo pochi minuti entra in
camera nostra, una cameriera, che comincia a sbraitare e a trattarci
male. Ci accusa di aver dormito con le finestre aperte (come se qualche
legge lo vietasse) e comincia a strappare via dai letti i lenzuoli in
malo modo. Ci facciamo sentire anche noi e la tipa si da una calmata,
poi andiamo in reception e diciamo al ragazzo che la sua collega è stata
estremamente maleducata nei nostri confronti e ce ne andiamo a fare
colazione. Simone e Stefania ci raggiungono dopo qualche minuto e ci
dicono che la cameriera ha preso una bella sciacquata di testa dal suo
superiore. Lasciato l'albergo e le sue formigas, ci fermiamo a vedere un
vicino sito archeologico composto da dolmen posizionati in cerchio .
Cromeleque però non ha quel fascino dei siti megalitici che abbiamo
visitato l'anno precedente in Inghilterra. Facciamo comunque un po' di
foto e ci dirigiamo verso Evora. Visitiamo a Cappella dos Ossos, una
cappella interamente rivestita di centinaia di teschi, femori, tibie ed
ossa di ogni tipo. L'ingresso è a pagamento ma se non si è mai visto una
cosa del genere, vale la pena farci un salto. Acquistiamo frutta, pane e
formaggio in un mercato che si trova proprio di fronte alla cappella e
facciamo due passi per il centro. Pranziamo seduti su una panchina
all'ombra degli alberi di un bel parco, prendiamo un caffè e poi
montiamo in sella per puntare verso sud, a Portimao, in Algarve. Lungo
l'autostrada fa un caldo bestiale e quando arriviamo al residence dove
abbiamo prenotato la camera, notiamo con piacere una bella piscina a
disposizione degli ospiti. Inutile dire che io e Simone indossiamo il
costume e ci fiondiamo a fare un tuffo. Usciamo per cena e fortuna vuole
che lungomare ci sia la sagra della sardina, che è un po' come quelle di
casa nostra, piena di bancherelle, musica, cibo e una sacco di gente che
si diverte. Ceniamo sulle tipiche panche da sagra e ci facciamo un giro
per vedere cosa offrono i venditori del sud del Portogallo. Camminiamo
lungo mare un bel po' e poi rientriamo in albergo non troppo tardi
perchè l'indomani ci tocca una bella tappa di trasferimento fino
Lisbona.
15 agosto

Partiamo da
Portimao dopo una bella colazione in una pasticceria che troviamo
uscendo dalla città. Pieno di 95 ottani, una controllata alle gomme e
via lungo la costa fino a Cabo de Sao Vicente. Le scogliere dell'Algarve
sono affascinanti e il mare è molto pulito. Arriviamo al Cabo che tira
un vento pazzesco. Camminiamo lungo la scogliera e vediamo un signore
che con la canna sta pescando. Fin qua tutto ok tranne che per il fatto
che il mare si trova a minimo una quarantina di metri sotto...non osiamo
pensare in che condizioni potrebbe arrivare in cima un eventuale pesce
che abbocchi all'amo. Mentre torniamo indietro incrociamo una coppia di
italiani che dice di aver tirato su la moto di Simone che era caduta.
Forse il vento, forse un colpetto da parte di qualche macchina ma per
fortuna nessun danno a parte un graffietto e le forche un po' svirgolate
che Simone sistema nel parcheggio di un supermercato poco distante. Le
visite di oggi sono finite, per cui imbocchiamo la torrida autostrada in
direzione Lisbona. In effetti lungo la strada la temperatura non scende
mai sotto i 34-36 gradi. Arriviamo nella capitale nel tardo pomeriggio e
troviamo l'albergo abbastanza alla svelta. Mentre ci assegnano le
camere, nella hall, incontriamo dei vecchi amici di Firenze che Io e
Cinzia frequentavamo agli inizi della nostra carriera motociclistica per
poi perdersi di vista. Incredibile incontrarsi a così tanti chilometri
da casa dopo non essersi visti per un sacco di anni, un incontro
piacevole ed inaspettato. Mettiamo le moto in garage ed usciamo verso le
19 andando in centro con la metropolitana. Riusciamo ad ammirare alcuni
scorci di Lisbona al tramonto e poi ci mettiamo a cercare un posto per
la cena. Becchiamo un ristorante gestito da un tipo che ci fa schiantare
dalle risate. Innanzitutto, mentre aspettiamo fuori dal locale che si
liberino i tavoli, mi offre una birra, poi ci fa accomodare e ci serve
gli antipasti in dei piatti tutti scantonati. Chiediamo delle birre
grandi e sorridendo ci dice che ha finito i bicchieri e così via con
altri sketch che ci hanno fatto ridere per tutta la vacanza. Alla fine
rientriamo in albergo che è quasi l'una.
16/17 agosto

Due giorni
completi senza moto è proprio quello che ci vuole per riprendere fiato.
Giriamo su e giù per Lisbona a piedi, con la metro e con i tram. La
città è costruita su una collina è ed tutta un sali scendi. Visitiamo
tutte le attrazioni principali della capitale e saliamo anche sul tram
numero 28. Questo, durante il suo percorso, tocca i maggiori punti di
interesse, per cui è nominato in tutte le guide turistiche e di
conseguenza preso d'assalto dai turisti.
18 agosto

Partiamo da
Lisbona con un forte vento che ci accompagna fino a Cabo da Roca, il
punto più a ovest del continente europeo. La punta è circondata da
scogliere a picco sul mare ma di per se non è molto suggestivo. Una
stele riporta le coordinate del capo, per il resto non c'è altro.
Facciamo una paio di foto e puntiamo verso nord entrando in autostrada.
Ci fermiamo ad Obidos, piccolo paesino con castello molto carino ma
veramente pieno di turisti. Facciamo un giro per le affollatissime
viuzze e fin sotto le mura del castello. Riprendiamo la nostra marcia
fino a fermarci al monastero di Alcobaca. In occasione della visita al
monastero di Cristo a Tomar, avevamo acquistato un biglietto cumulativo
che comprendeva anche gli ingressi per Alcobaca e Batalha. Questo ex
monastero è molto bello, la sua chiesa è impressionante per le sue
dimensioni ed infatti la sua navata è la più lunga del Portogallo. La
cosa che ci colpisce maggiormente però è la cucina, con il suo immenso
camino piastrellato. Per capire quanto è grande occorre vederlo con i
propri occhi, sembra proprio la cucina di un gigante. Infine ci rechiamo
a Batalha che si trova poco distante. Il monastero esteriormente è molto
bello ma dentro offre uno spettacolo piuttosto deludente in quanto molto
spoglio, da non visitare. Arriviamo a Leira come al solito nel tardo
pomeriggio ed usciamo per cena senza prendere le moto. Il fenomeno delle
case abbandonate che abbiamo notato in tutto il Portogallo è molto
presente anche nel centro storico di questa anonima cittadina dove in
effetti le piccole vie centrali sono costellate di serrande chiuse,
porte distrutte e piante che crescono dalle finestre di case una volta
abitate.
19 agosto

Partiamo di
buonora da Leira per arrivare il prima possibile a Porto. Alle 11 siamo
già all'albergo e sistemati i bagagli prendiamo il tram e ce ne andiamo
in centro. Si dice che Porto sia molto carina e non teme il confronto
con la capitale. In effetti il centro è bello e ci sono molte cose da
vedere. Facciamo un giro nel grande mercato al coperto che purtroppo
però ha diverse parti chiuse per lavori ma ci facciamo un giretto tra i
banchi aperti e compriamo un po' di frutta per il pranzo. Casualmente
(per espletare i bisogni fisiologici in realtà) entriamo nella stazione
ferroviaria il cui salone di ingresso è completamente tappezzato di
azulejos ed è molto caratteristico. Vaghiamo per la città cercando le
principali attrazioni e poi ci dirigiamo lungo il fiume Douro nella zona
del maestoso ponte in ferro dedicato a Dom Luis I. Lo attraversiamo
perchè sulla riva sinistra si trovano tutti i più importanti produttori
di Porto della città molti dei quali fanno visitare le proprie cantine
non trascurando di far assaggiare l'ottimo vino che viene prodotto lungo
la valle del fiume. Decidiamo, su consiglio della Lonely Planet, di
visitare le cantine Taylors, le più vecchie della città. Fatta la nostra
bella degustazione e un piccolo acquisto enologico, torniamo verso il
fiume e ci prendiamo una birra in uno dei localini sulla sponda sinistra
del fiume. Cerchiamo un locale per la cena, anche qui la guida non ci
tradisce mai e caschiamo decisamente bene. Piatto forte della cena :
spiedini di pesciolini fritti. Torniamo in albergo dopo aver percorso
parecchia strada a piedi per cui molto stanchi. Secondo noi per visitare
Porto sono sufficienti due giorni contro i tre o quattro necessari per
Lisbona.
20 agosto

Percorriamo
l'autostrada verso nord, direzione Spagna e Galizia, facendo prima però
una sosta per visitare la cittadina fortificata di Valcenca che sorge
proprio sul confine. La temperatura accettabile che ci aveva
accompagnato dalla mattina, lascia il posto ad un caldo torrido ai
limiti della sopportabilità. Valenca inoltre è troppo turistica e
francamente anche bruttina, per cui ci rimettiamo in moto alla volta di
Santiago di Compostela dove arriviamo verso le 16.00. Dopo aver preso
possesso delle camere, io e Cinzia facciamo un salto per controllare se
il nostro tesoro, sepolto cinque anni prima, è sempre al sicuro sotto
terra. Troviamo il posto senza difficoltà e ci sembra di avere fatto un
balzo indietro nel tempo tanto è rimasto tutto immutato. Ovviamente non
poteva mancare la foto di rito da girare ai nostri compagni di viaggio
dell'epoca...Torniamo in albergo e dopo una doccia bussiamo a Simone e
Stefania e andiamo in città. Santiago è una meta molto gettonata ed
infatti le strade sono strapiene di turisti di tutti i generi : dai
pellegrini a piedi a quelli in bicicletta, da coloro che la visitano per
motivi religiosi a quelli che ci vengono per curiosità. La scelta dei
ristoranti è di conseguenza molto vasta. Alla fine decidiamo per uno che
ha prezzi alla portata delle nostre tasche, non ci va male e ci facciamo
una discreta mangiata.
21 agosto

Lasciamo
l'albergo alla volta di Capo Finisterra e dopo qualche chilometro
dobbiamo indossare le tute antipioggia. Invece arrivati al capo, spunta
il sole e torniamo in assetto da asciutto. Data l'ora ancora non c'è
molta gente in giro ma nonostante questo, qualche pellegrino è già
arrivato alla fine del suo viaggio, al punto in cui brucerà tutti i
suoi vestiti in segno di avvenuta purificazione. Anche oggi questa
tradizione viene perpetrata e vengono bruciati vestiti, scarpe e
quant'altro sugli scogli. A nostro avviso, visto il troppo sporco in
giro, le amministrazioni locali potrebbero installare un bel braciere,
di grandi dimensioni e magari in pietra, dove poter dare fuoco alle
proprie cose alla fine del viaggio. Per arrivare a La Coruna, decidiamo
di fare tutta la costa della Morte. Purtroppo il tempo peggiora
nuovamente e gran parte delle meravigliose e aspre scogliere della zona,
rimane celata dietro una fitta nebbia novembrina anche se fortunatamente
non piove. La percorriamo comunque e ci fermiamo a Muxia e Malpica,
arriviamo a La Coruna nel tardo pomeriggio e chiedendo qualche
indicazione, troviamo il nostro albergo. Ci sistemiamo e visto che il
tempo minacciava pioggia, andiamo in centro con un taxi. La città è
abbastanza affollata e piena di vita e le vie centrali sono piene di bei
locali. Facciamo due passi e scegliamo un ristorante con il solito
sistema della sera precedente...a caso. Anche se non mangiamo male, non
è un posto che rimarrà nella nostra memoria come altri incontrati nel
corso del nostro viaggio. Torniamo in albergo sempre con il taxi e nel
frattempo comincia a piovere.
22 agosto

Il clima
che lasciamo a La Coruna è quasi autunnale e ci accompagnerà fino a
Burgos. Lungo il tragitto ci fermiamo a Lugo per una sosta tecnica. Non
senza qualche difficoltà, cerchiamo e troviamo un internet point e
prenotiamo un albergo per la sera stessa. Di Lugo ci ricorderemo senza
dubbio le splendide mura romane che circondano il centro storico.
Rimontiamo in sella direzione Burgos e davanti a noi si staglia un cielo
pieno di nuvole minacciose. L'autostrada ci porta dritti dritti
nell'occhio del ciclone e ci prepariamo a prendere un bel po' d'acqua.
Improvvisamente la strada però volta a sinistra lasciando il temporale
alla nostra destra e tiriamo un sospiro di sollievo. In realtà,
probabilmente a causa di un grosso camion che mi ha nascosto il
cartello, ho preso l'autostrada per Madrid e Simone dopo qualche
chilometro mi raggiunge facendomi notare la cosa. Dobbiamo tornare
indietro e dirigerci nuovamente verso il temporale che pensavo di aver
scansato...Fortunatamente ne becchiamo solo la coda e la pioggia intensa
dura solo qualche chilometro. Arriviamo a Burgos e ci sistemiamo in
albergo. Usciamo per cena con l'immancabile consiglio della ragazza
della reception. Essendo vicini al centro, ci muoviamo a piedi scoprendo
una città piena di vita e locali. Cerchiamo il ristorante consigliato e
consumiamo decisamente un'ottima e tipica cena. Torniamo in albergo e ci
prepariamo a lasciare la Spagna la mattina successiva.
23 agosto

Una bella
giornata ci accompagna fino ai piedi dei Pirenei, dove nei pressi di
Jaca comincia a farsi sentire un caldo asfissiante. Prima di
attraversare il confine, facciamo una sosta per visitare il convento di
San Juan de la Pena, incastonato sotto un'imponente roccia che lo
sovrasta spaventosamente. Il sito è molto suggestivo ma arriviamo che
manca qualche minuto alla chiusura per cui non ci vendono i biglietti.
Inoltre il personale non è il massimo della cortesia sia perchè non
fanno fermare nemmeno un minuto con la moto lungo la strada sia perchè
sarebbero tenuti a farci entrare fino all'ultimo secondo utile. Ci
dicono che avrebbero aperto di nuovo un paio d'ore dopo, ma aspettare ci
avrebbe fatto perdere un sacco di tempo per cui facciamo qualche foto e
scendiamo a valle. In ogni caso è una visita che vale la pena fare.
Puntiamo verso il Col de Somport per fare il passo ma per errore
imbocchiamo il tunnel ed entriamo in Francia passando sotto i Pirenei.
Il clima che ci accoglie è decisamente diverso da quello spagnolo, fa
freschino e tira molto vento. Arriviamo a Tarbes dove abbiamo prenotato
per due notti l'immancabile Ibis. Ceniamo in centro e quando torniamo in
albergo comincia a piovere, mettendoci un po' di cattivo umore in
previsione del giro che avremmo dovuto fare il giorno dopo.
24 agosto

Ci alziamo
infatti sotto una fitta pioggia e ci prepariamo di conseguenza. Ci
muoviamo alla volta dei vicini Pirenei intenzionati a fare qualche passo
reso famoso dal Tour de France. Appena saliamo un po', come per magia,
smette di piovere e le nuvole si aprono lasciando intravedere un cielo
splendido. La prima tappa è il Col D'Aspin e mentre saliamo incontriamo
lungo la strada mucche e cavalli che girellano tranquillamente senza
curarsi dei veicoli in transito. Arriviamo in cima al passo però immersi
in una fitta nebbia e dopo aver fatto le foto di rito sotto il cartello,
torniamo giù. Imbocchiamo la strada che ci porta al Col du Tourmalet e
qui la musica cambia decisamente. La strada è molto più bella, il cielo
è azzurro e i panorami sono mozzafiato. Il passo arriva a 2114 metri ed
in cima è molto affollato sia da ciclisti che da motociclisti. Le nuvole
che vanno e vengono fanno apparire improvvisamente le aspre cime che ci
circondano e questo rende il paesaggio molto suggestivo. Scendiamo dalla
parte opposta alla volta del Pic de Tentes che arriva a ben 2322 metri.
Anche qui la strada per arrivare in cima è bella e molto meno
frequentata del Tourmalet. Troviamo centinaia di pecore sparse lungo il
tragitto ed in cima la temperatura raggiunge i 12 gradi, nella montagna
che si erge di fronte al parcheggio principale scorgiamo ancora i resti
della neve dell'inverno precedente. La strada non prosegue e torniamo
indietro alla volta del Pont D'Espagne, non molto alto ma dai panorami
mozzafiato. Purtroppo arriviamo in cima dove finisce la strada avvolti
in una nebbia talmente fitta da limitare la visibilità a poche decine di
metri. Torniamo indietro e facciamo una sosta per il pranzo in un
classico paesino di montagna. Torniamo a Tarbes dopo circa 250
chilometri di curve fatte attraverso i Pirenei francesi.
25 agosto

Questa
mattina il sole splende ed imbocchiamo l'autostrada fino a Foix dove
usciamo per prendere la D117 in direzione della zona dei Pirenei
caratterizzata dalla presenza delle fortezze catare. La prima tappa è
Montsegur, dove però facciamo qualche foto da sotto non azzardandoci
nemmeno a pensare di fare la scarpinata fino in cima allo scosceso picco
di roccia sul quale è stata costruita. Proseguiamo lungo la valle che è
costellata di castelli più o meno diroccati ed incontriamo, sempre ben
arroccati in posizione molto strategica, le fortezze di Queribus e di
Peyrepertuse. Purtroppo non avendo molto tempo a disposizione e ancora
tanta strada da percorrere, non ne visitiamo nessuna ma facciamo solo
foto da fuori. Entriamo in autostrada a Perpignan ed arriviamo ad Arles
dopo aver percorso ben 648 chilometri. L'albergo è il solito della prima
notte in Francia all'andata e visto la comoda ubicazione, decidiamo di
mangiare anche al solito Buffalo Grill. L'indomani sarebbe stato
l'ultimo giorno di vacanza e nei programmi ci sarebbe stato un giro in
Provenza con pernottamento nella zona del Verdon per poi rientrare il
27. Simone però ha la gomma posteriore molto molto al limite e metterci
sopra altri 150-200 chilometri di strada normale e poi 600 di autostrada
è un po' rischioso. Vagliamo insieme tante opzioni, tra cui anche quella
di cercare un gommaio, farla cambiare e rispettare la tabella di marcia.
La stanchezza non ci permette però di prendere una decisione serena, per
cui rimandiamo tutto alla mattina successiva.
26 agosto

Nel
parcheggio dell'Etap, Simone decide di rientrare in Italia il giorno
stesso e noi invece rimaniamo per visitare un paio di località della
bassa Provenza e rientrare il giorno successivo. Separarsi dopo aver
trascorso 12 ore al giorno insieme per 20 giorni, mette a tutti tanta
tristezza. Un ultimo colpo di clacson per salutarci e all'imbocco
dell'autostrada ci separiamo. La giornata, che era cominciata sotto un
cielo plumbeo, migliora e ci permette di visitare nell'ordine : Isle sur
la Sourge, la Fontaine de Vaucluse, Gordes e l'abbazia di Senanque.
Tutti posti molto carini e abbastanza affollati. La Fontaine de Vaucluse
è una sorgente dalle acque impetuose che sgorga da un'immensa buca ai
piedi di una roccia a strabiombo. Le due cose che la rendono così famosa
e visitata, sono la grandissima portata d'acqua, il colore blue intenso
e il mistero che ancora avvolge l'esatta posizone della falda che la
genera. Purtroppo la sua massima portata è in primavera, quando si
sciolgono i ghiacci sulle montagne circostanti, per cui, complice anche
un'estate molto calda e secca la troviamo totalmente all'asciutto e
possiamo solo “ammirare” l'immensa buca dalla quale solitamente sgorga
l'acqua. Gordes è molto caratteristico e vale sicuramente la visita come
d'altronde l'Abbazia di Senanque che però andrebbe vista quando è
circondata dalla lavanda in fiore che la rende unica al mondo (giugno).
Passiamo la notte a Manosque con l'intenzione di tornare in Italia
passando all'alba per il versante sud delle gole del Verdon.
27 agosto

Ci
svegliamo molto presto e ci dirigiamo anche se non proprio all'alba
sulla strada delle gole. Se non contiamo un ciclista che troviamo a fare
le foto nel punto più alto, siamo stati praticamente gli unici a
percorrono le gole a quell'ora di mattina. Fa un freddo tremendo e un
vento molto forte ci rende difficile la guida. Poco prima di Nizza,
sempre accompagnati dal vento fortissimo, ci fermiamo a fare colazione
con un bel latte bollente. Rientriamo in Italia e per fortuna non
becchiamo le temperature sahariane che ci avevano preannunciato. La moto
se ne va in garage con 8700 chilometri percorsi in 21 giorni ma pronta a
ripartire anche il giorno dopo...così come noi...
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