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04.08.09 - 24.08.09

 

Quando mi sono messo a sedere davanti al computer per scrivere il report, quasi 7 mesi dopo il viaggio, pensavo che sarebbe stata un’impresa ardua. Invece le mani hanno danzato sicure sui tasti, segno che tutti i particolari di un’altra indimenticabile avventura sono ancora ben impressi nella mente.

 

4 agosto

 

    

 

     Ormai la levataccia è un segno distintivo di ogni nostro viaggio e anche il 4 agosto 2009 non poteva iniziare in maniera diversa. Gli unici episodi degni di nota prima del confine con la Francia sono due. Il primo riguarda la visiera del nuovissimo casco di Mirko (un paio di settimane di vita) che si stacca e per poco non vola via in autostrada. Fortunatamente il nastro americano fa il suo dovere e la bloccherà al suo posto per il resto della vacanza. Il secondo episodio invece ci tiene fermi dopo il casello di Ventimiglia per una buona mezzoretta. Infatti Guido, al momento del pedaggio con la Viacard, si vede addebitati 82,50 euro. Pare che il sistema gli abbia applicato la tariffa relativa ad un camion che era transitato immediatamente prima di lui. Dopo alcune spiegazioni con il casellante e qualche telefonata, la vacanza comincia per davvero. La temperatura si alza notevolmente ed in lontananza, alla nostra sinistra, si distende la Costa Azzurra. Arrivati a Nizza usciamo dall’autostrada ed imbocchiamo la D602 direzione Digne. Ci fermiamo a pranzo in un localino lungo la strada, all’ombra di una bella tenda, dove ci servono un’ottima galette a testa. Rimontati in sella seguiamo le indicazioni per Castellane costeggiando un bellissimo lago dalle acque color turchese. Dopo una serie di curve entusiasmanti  troviamo i cartelli che indicano le gole del Verdon. La strada più bella, a nostro avviso, è quella di destra e non quella che scende verso il basso. Seguiamo le indicazioni per la Route de Cretes. Le gole sono un vero spettacolo della natura. In alcuni punti il fiume scorre diverse centinaia di metri più sotto ed i vari belvedere dove è possibile godere di tale spettacolo sono a picco sul canyon. Guardando in lontananza si vede la profonda ferita che il corso d’acqua ha procurato all’immenso altopiano. Siamo entrambi concordi nel dire che è una delle cose più belle che abbiamo mai visto. A malincuore riprendiamo la marcia e scendendo a valle, imbocchiamo la D952 che attraversa il piccolo borgo di Riez. Vista l’ora decidiamo di fidarci del nostro infallibile istinto e scegliamo un ristorante per la cena. Arriviamo a Manosque, dove passeremo la notte, percorrendo una bella strada che attraversa una vallata coltivata a lavanda. La cosa sorprendente è che prima di vedere le coltivazioni ne avevamo già sentito il profumo.

 

5 agosto

 

  

 

     Dopo una delle nostre eccezionali colazioni, imbocchiamo l’autostrada fino ad Ales. La prima tappa è al castello di Portes, ma prima ci fermiamo a prendere qualcosa da mangiare ad un Super U. Fa un caldo infernale ed il parcheggio del supermercato è un autentico forno. Arrivati al castello ci fermiamo all’ombra di alcuni alberi mai come oggi provvidenziali e ci godiamo rilassati il pranzo. Il castello di Portes è ben tenuto e dall’esterno è molto bello. Sebbene sia visitabile ad un prezzo di 4,80 €, decidiamo di rimontare in sella e proseguire per la nostra strada. Ne percorriamo una secondaria, stretta e molto poco frequentata, che però si snoda attraverso dolci colline costellate di stupende case in pietra, simili alle case coloniche toscane. Per la verità ci farà perdere un po’ di tempo per via dell’andatura abbastanza lenta che ci è toccato tenere. Fa molto caldo e costeggiando un fiume, notiamo molte macchine parcheggiate lungo la strada. Non faccio in tempo a spostare leggermente il braccio sinistro per guardare Guido attraverso lo specchietto (questo gesto sarà familiare a molti motociclisti) che lui sta facendo di si con la testa. Stupendo, stavamo pensando la stessa cosa nello stesso istante. Parcheggiate le moto, indossiamo il costume e via un’oretta nell’acqua fresca. Arrivati a Saint-Jean du Gard, imbocchiamo la D260 (che poi diventa D9) e che porta fino a Florac. Prima di partire per le ferie avevamo letto una sorta di classifica delle “strade da ginocchio in terra della Francia” e questa ne faceva parte. Dire che è stupenda è riduttivo. Questa strada è un vero circuito a cielo aperto, 53 chilometri di assoluto godimento. Asfalto perfetto, curve aperte, paesaggi mozzafiato, assenza di incroci, una vera meraviglia. Siamo infatti nel cuore del Parc National des Cèvennes e qui la natura la fa da padrona. Lungo la strada, a St.Laurent de Treves, troviamo le indicazioni che portano ad un sito archeologico (molto piccolo) dove è possibile ammirare una decina di impronte di dinosauro. A noi fa un certo effetto camminare nello stesso posto dove, un centinaio di milioni di anni fa, passeggiavano questi bestioni. Le sorprese di questa lunghissima giornata non sono ancora finite ed infatti, dopo Florac, imbocchiamo la D907b che costeggia il fiume Tarn. Questo corso d’acqua ha scavato delle gole meravigliose ma a differenza di quelle del Verdon, che si ammirano dall’alto, qui la strada corre solo qualche metro sopra il fiume e ci ritroviamo a guidare sovrastati da altissime pareti di roccia. A Millau manca ancora un bel po’ di strada e decidiamo di cenare lungo le gole. Manco a dirlo becchiamo un posticino con i fiocchi. Lo scorrere delle impetuose acque del Tarn ed i pendii scoscesi, fanno da cornice ad un ottima ed abbondante cena. Arriviamo all’albergo a notte inoltrata ma ampiamente soddisfatti della giornata appena trascorsa.

 

6 agosto

 

  

 

     Millau è diventata famosa dopo la costruzione del viadotto , Viaduc come dicono i cugini transalpini, e noi non vediamo l’ora di ammirarlo. Il ponte è veramente grande, sembra costruito da dei giganti ed i suoi piloni si stagliano imponenti verso il cielo. Facciamo una breve sosta sotto il viadotto promettendoci di attraversarlo la sera tornando all’albergo. Ci dirigiamo verso l’abbazia di Sylvanes che si trova immersa nella campagna francese e ben lontana dalle strade principali. Il sito al momento della nostra visita era in restauro e le zone visitabili non erano molte. Se non siete in zona, potete tranquillamente evitare la deviazione perché l’abbazia è bella ma non eccezionale. Facciamo anche una piccola puntata (senza nemmeno scendere dalla moto) a Roquefort, patria del famosissimo formaggio, concorrente del nostro Gorgonzola. La tappa successiva è Brousse le Chateau, piccolo borgo medievale finemente ristrutturato. Il caldo nel frattempo si fa sentire e per fortuna riusciamo a trovare un posto all’ombra per le nostre cavalcature. Al prezzo di 4 € visitiamo il castello che sovrasta il borgo antico. Insieme al biglietto ci danno un foglio con le principali indicazioni sul castello che, scritto in un improbabile italiano, ci guida attraverso le stanze ed i giardini del maniero. Il resto della giornata la trascorriamo gironzolando tra belle statali e strade secondarie che si arrampicano sulle verdi colline della zona. Fa talmente caldo che in alcuni punti l’asfalto si scioglie letteralmente, suggerendo uno stile di guida molto accorto. Un piacevole episodio, ci ricorda quanto siano ben voluti i “motard” in terra francese. Dopo aver espletato i nostri bisogni fisiologici, con le moto parcheggiate al bordo di una strada isolata, un grosso camion con grosso camionista annesso, ci “clacsona” (come direbbe il buon Perozzi) gesticolando. Pensavamo di essere d’intralcio, invece lui aveva fermato il suo bisonte della strada solo per sapere se avevamo bisogno di qualcosa…pollice in sù come segno universale di “tutto ok” e via per la sua strada. Scegliamo di percorrere la stupefacente A75 per rientrare verso Millau. Stupefacente perché è un nastro di eccellente asfalto a tre corsie con una pendenza impressionante e curve lunghissime, mai vista una cosa del genere. Usciamo perché vogliamo fare il canyon de la Dourbie. Anche qui il fiume ha scavato delle bellissime gole ma meno aspre di quelle del Tarn. Il paesaggio infatti è molto più dolce e si guida rilassati ammirando i vari paesini in pietra che si trovano su entrambe le rive del fiume. La strada ci porta dritti dritti a Millau, ma noi non paghi di essere in sella da quasi 10 ore e memori della promessa di percorrere il viadotto, imbocchiamo al D809 che ci porterà ad intercettare l’autostrada che attraversa la valle per mezzo del grandioso ponte. Una piccola menzione la merita però anche la D809 che stiamo percorrendo. Se una strada del genere fosse dalle nostre parti, diventerebbe la più frequentata in assoluto dai motociclisti di tutta Italia. Curve meravigliose, asfalto perfetto e due corsie per chi la affronta in salita. Finalmente, mentre il sole tramonta, imbocchiamo il viadotto che è a pagamento. Percorrendolo si ha la sensazione di essere veramente molto in alto e la struttura che ci circonda ha qualcosa di ciclopico, da provare.

 

7 agosto

 

  

 

     Il cielo di Millau del 7 agosto 2009 non passerà certo alla storia però la nebbia che ci circonda non appena lasciata la città, è la più fitta che abbiamo mai visto. La visibilità è ridotta a non più di 20/30 metri. Percorriamo in queste condizioni quasi 100 chilometri ed infatti arriviamo tardi alle grotte di Peche Merle presso le quali avevamo prenotato una visita dall’Italia via internet. Fortunatamente, anche se sono molto frequentate, troviamo posto nel primo gruppo del pomeriggio. Visto che mancano un paio di ore, andiamo a mangiare un panino. Salendo verso le grotte avevamo visto un mercatino pieno di gente in un simpatico paesino. Compriamo un filone di pane, un salamino intero ed un quartino di caciotta. In un angolo della piazza, due sedie ed un tavolino sembrano messe li per noi. Un gattino ci fa compagnia per tutto il tempo…sembra tutto perfetto…e lo è!!! Le grotte che visitiamo poco dopo, sono piene di pitture risalenti al neolitico ed il pezzo forte, che da solo vale tutto il prezzo del biglietto, è uno stupendo cavallo maculato opera di un “Michelangelo” della preistoria. Un’altra attrazione sono le radici di una grossa querce che cresce in superficie e che spuntano nel bel mezzo di una grotta lambendo il terreno come lunghe liane. Proseguiamo il resto della giornata lungo il fiume Lot visitando alcuni caratteristici paesini primo tra tutti Saint-Cirq-Lapopie. Questo borgo è stato costruito su uno sperone di roccia a picco sul fiume. La chiesa, vista dalla riva opposta, sembra proprio sul punto di rovinare in acqua. Il paesino è molto ben restaurato e sebbene sia molto turistico, vale la visita. Proseguiamo in direzione di Cahors, alla ricerca del nostro adesivo posto all’epoca del nostro viaggio del 2006. Purtroppo non troviamo nemmeno il cartello sul quale lo avevamo messo, che indicava 1200 chilometri a Santiago di Compostela. Un po’ delusi ce ne torniamo alle moto e puntiamo dritti a Montauban dove passeremo la notte. L’indomani ci ricongiungeremo con le nostre dame con le quali abbiamo appuntamento a Lione.

 

8 agosto

 

     Sul nostro tragitto (diciamo con una piccola deviazione) troviamo Sarlat la Caneda, splendida cittadina medioevale visitata anche questa nel 2006. Pure qui avevamo messo la nostra firma ma la delusione del giorno precedente si presenta nuovamente. Il cartello c’è ma dell’adesivo nessuna traccia. Tutto sommato l’avevamo messo in un posto troppo accessibile e quindi c’era da aspettarselo. Nel centro storico si svolge un mercato affollato all’inverosimile ma molto caratteristico. Ci accorgiamo che siamo “leggermente” in ritardo sulla tabella di marcia ed imbocchiamo l’autostrada senza perdere altro tempo. Nonostante questo tentiamo una improbabile deviazione nei pressi di Clermont Ferrand per attraversare un passo montano ed avvicinarsi a Lione lungo strade secondarie. La strada purtroppo è molto tortuosa e alla prima sosta ci accorgiamo di quanto è tardi. Guido si comporta in maniera più responsabile di me facendomi notare che un ritardo all’appuntamento con le mogli avrebbe portato all’avvio delle pratiche di divorzio. Torniamo verso l’autostrada e per quasi 200 chilometri teniamo una media intorno ai 170 km orari. Arriviamo alla stazione pochi minuti prima dell’arrivo del treno e parcheggiate le moto ci facciamo i complimenti per lo scampato pericolo e per la media tenuta in autostrada. Telefoniamo a Cinzia e Valentina, per fargli sapere da che lato della stazione siamo e scopriamo di essere nel posto sbagliato…cazzo!!! Ci procuriamo una cartina in un bar e ci dicono che la nuova stazione si trova vicino all’aeroporto, il che equivale a dire quasi 40 chilometri da dove ci trovavamo noi in quel momento. Circa un’oretta dopo, arriviamo a destinazione sotto lo sguardo comprensibilmente incazzato delle adorate mogliettine. Vista l’ora siamo costretti a cenare in un deserto Mac drive. La scenetta al fast food merita comunque di essere raccontata. Dopo aver percorso 851 chilometri in sella, parcheggiamo e ci mettiamo in coda ma a piedi. Il ragazzo, visibilmente sorpreso alla vista di quattro ragazzi vestiti da motociclisti ma senza moto, ci dice che non possiamo mangiare lì se non siamo su un mezzo. Passa una frazione di secondo in cui probabilmente legge sui nostri volti tutti gli improperi che stiamo per lanciargli e non facciamo nemmeno in tempo a  risponderli che ci dice che è ok e che va bene lo stesso. Per chiudere in bellezza, trascorriamo la notte nel solito albergo dove dormimmo nel 2003 nel corso della nostra prima vacanza in moto, per noi romantici la cosa è molto carina…

 

9 agosto

 

   

 

     Lasciamo Lione alla volta della Borgogna e la prima tappa di rilievo è la Roche de Solutre. Questo sperone di roccia è un fenomeno geologico molto raro per la zona in cui sorge. Alta circa 500 metri, questa formazione rocciosa è stata abitata fin dal neolitico. Ipotesi non confermate, ritengono che gli uomini preistorici facessero salire intere mandrie di cavalli sulla sommità per poi far cadere le povere bestie ai piedi della rupe. I ritrovamenti di centinaia di resti, fanno pensare che comunque molti animali venissero uccisi e macellati in questo luogo. La vista che si gode dalla cima è notevole come la sudata fatta per arrivarci. Tutto sommato se siete in zona potete farci un salto, altrimenti non conviene andarci apposta. Rimontati in sella ci dirigiamo alla volta di Berzè le Chatel. Questo castello è abitato dai discendenti della stessa famiglia da qualche centinaio di anni. La visita costa 6,50 euro e siamo accompagnati nel tour da una graziosa ragazza che parla un ottimo inglese. Il maniero è molto carino e perfettamente ristrutturato. Il giardino che lo circonda è pieno di alberi da frutto e noi, vista l’ora, approfittiamo di tanta grazia e ci riempiamo le tasche di pere. Nel frattempo il sole lascia il posto alla pioggia che ci accompagna fino a Cluny. I resti dell’immensa abbazia non sono molti e bisogna aiutarsi parecchio con la fantasia per immaginarsi come doveva essere al massimo del suo splendore. Ciò che resta oltretutto è stato inglobato nel corso della storia da altre costruzioni. Passiamo nella cittadina un paio di ore e poi riprendiamo la marcia verso il borgo di Brancon. Lungo la strada ci imbattiamo nel piccolissimo paesino di Chapaize. Questo si rivela un’autentica sorpresa benché composto da un pugno di case ed una chiesa. Proprio quest’ultima incarna perfettamente l’immagine di chiesa medioevale, molto spoglia e costruita completamente in pietra. Dopo questa piacevole sosta, arriviamo a Brancon che però non ci entusiasma molto. Il piccolo borgo è infatti fin troppo rimaneggiato e l’unica cosa che non ci fa esprimere un giudizio del tutto negativo è l’antica chiesa. La giornata volge al termine e visto che ormai l’ora della cena è vicina decidiamo di fermarci a mangiare un boccone. Sulla strada per Avallon, dove trascorreremo la notte, incontriamo una zona industriale con un insolito affollamento di ristoranti e locali. Il Buffalo Grill come al solito è una garanzia e circa un’oretta dopo rimontiamo in sella. Si sta facendo buio e ci aspettano ancora una quarantina di km di autostrada. Non sarebbero stati molti se sul nostro cammino non avessimo incontrato uno spaventoso temporale estivo. Di acqua nella nostra carriera motociclistica ne abbiamo presa molta, a tutte le latitudini e anche per qualche centinaio di km. Ma guidare di notte sotto questo nubifragio è stata molto dura. Vento, acqua e soprattutto un numero enorme di saette ravvicinate. Ad un paio di km dall’albergo finisce tutto in un attimo e arriviamo addirittura quasi asciutti alla meta.

 

10 agosto

 

  

 

     Vezelay si trova molto vicino a dove abbiamo dormito e la guida menziona la sua cattedrale. In effetti la chiesa ha un doppio portale molto caratteristico vale la pena farci un salto. Il resto del paesino risulta abbastanza anonimo e privo di elementi di rilievo. Ripartiamo alla volta della vera piacevole sorpresa della giornata ma non prima di avere acquistato qualcosa per il pranzo nell’unico forno aperto che troviamo. Arriviamo a Guedelon, dove si trova l’unico castello medioevale ancora in costruzione. Nel 1998 un professore di storia e appassionato di archeologia medioevale raccolse consensi e fondi per la sua impresa : costruire un intero castello utilizzando il più possibile i mezzi e le tecniche costruttive del medioevo. Da allora vi lavora una squadra di circa 30 persone che opera nelle stesse condizioni dei loro avi 1000 anni prima. Il sito è visitabile al prezzo di 9,00 euro ma li vale sicuramente tutti. Tutti i lavoratori, si va dal fabbro, al carpentiere, a colui che fabbrica la corda, agli scalpellini, lavorano con costumi ed attrezzi dell’epoca nascondendo addirittura l’elmetto protettivo sotto cappelli di paglia e le bottiglie d’acqua in plastica in bisacce di iuta. Inoltre è stato costruito anche un piccolo villaggio a ridosso delle mura dove trovano alloggio tutte le botteghe degli addetti ai lavori. Quest’ultimi, mentre lavorano, danno spiegazioni al pubblico sul loro operato. Unica e fondamentale accortezza a cui bisogna prestare molta attenzione è quella di non andarci intorno alle 13 (come abbiamo fatto noi) perché i lavori sono fermi per pausa pranzo. Se non si è capito, il sito ci è piaciuto molto e a giudicare dal numero di macchine nel parcheggio, non siamo gli unici. Come dei veri rider sporchi e cattivi, consumiamo il nostro pasto (quello comprato la mattina a Vezelay) vicino alle nostre cavalcature e poi ci rimettiamo in marcia per la tappa successiva : l’immensa abbazia di Fontenay. L’ingresso ovviamente a pagamento, è, secondo noi troppo costoso. Infatti i 9,20 euro richiesti non corrispondono a quanto offerto. L’abbazia è ben tenuta ma completamente spoglia e per la maggior parte delle sezioni del monastero, come il refettorio, gli alloggi e la sala di lettura, possiamo solo ammirare degli splendidi stanzoni vuoti. Secondo noi non vale assolutamente la visita.  

 

11 agosto

 

  

 

     Oggi cominceremo la lunga serie di incontri con le case a graticcio diffusissime in questa zona della Francia.Il primo borgo in cui facciamo una sosta è Noyers. Tranquillo e carino con le sue strade in pietra. Ci facciamo un giro e scattiamo qualche foto tra le piccole viuzze. Lasciato Noyers, entriamo nella regione dello Champagne. Non c’è certo bisogno di spiegare il motivo per cui questa zona è famosa ma anche se lo si sa, non si può non rimanere colpiti dalla immensa distesa di vigne che ne caratterizza il paesaggio. Passiamo la giornata in giro per le campagne su strade secondarie proprio per godere di queste infinite distese di viti. Una sosta in un anonimo paesino ci permette di poter raccontare un simpatico aneddoto. Mentre stiamo mangiando tranquillamente seduti su un marciapiede, un signore si affaccia da un cancello alle nostre spalle e comunicando a gesti ci fa i complimenti per le nostre moto e ci offre una bella birra fresca. Noi ringraziamo mettendogli un biglietto nella cassetta della posta prima di andare via. La meta finale della giornata è Epernay, piccola cittadina nota soprattutto per essere sede della maggiori case produttrici di Champagne. Concludiamo cenando molto bene in un affollato locale del centro.

 

12 agosto

 

  

 

     Oggi lasceremo la Francia per fare il nostro ingresso in Olanda. La prima sosta con visita annessa, la facciamo presso il cimitero militare italiano di Bligny. Questo sacrario raccoglie i resti dei soldati italiani morti durante la prima e seconda guerra mondiale. Questi luoghi trasmettono sempre una profonda emozione e visitiamo il sito ognuno chiuso nel proprio silenzio. Dopo aver lasciato segno del nostro passaggio sul libro degli ospiti, rimontiamo in sella alla volta della cattedrale di Reims. La più grande chiesa in stile gotico del mondo è veramente imponente. Arrivando dalle colline circostanti la si vede svettare maestosa al centro della città. Chissà com’era impressionate agli occhi dei nostri avi quando, in età medioevale,  vedevano questa immensa costruzione dominare la sola campagna circostante. Nel 2008 io e Guido ci eravamo già stati durante il viaggio di ritorno da Londra. Il clima che ci accolse allora era però completamente diverso. Un temporale molto violento faceva infatti  vomitare ai gargoil della cattedrale impetuose cascate di acqua. Questa volta invece ci facciamo il nostro giro con molta calma visto che all’interno della chiesa siamo al riparo dall’asfissiante calura che ci attende fuori. La tappa successiva è la fortezza di Sedan, molto vicina al confine con il Belgio. La visita, a pagamento, è molto interessante perché il castello è molto ben tenuto. All’ingresso ci viene fornito un  foglio che indica e spiega i punti di maggior interesse della struttura. Quest’ultima rappresenta l’unica attrattiva del paese che risulta essere molto anonimo. Sotto un vento molto forte , che ovviamente soffia lateralmente, percorriamo l’autostrada che ci fa attraversare il Belgio alla volta di Bergen op Zoom, in Olanda. Ci sistemiamo nelle camere ed usciamo per cena sotto un’antipatica pioggerella. La città è semideserta ma in una piazza troviamo una serie di locali molto affollati. Notiamo che, pur essendo appena le 21, nessuno sta mangiando ma se ne stanno tutti a bere birra o vino. Chiediamo di poter mangiare qualcosa e regolarmente ci viene detto che le cucine sono già chiuse. Per fortuna troviamo aperto un ristorante greco, che oltre alla cucina, si è portato dalla Grecia anche le abitudini in quanto a orari. Il cameriere che ci serve, ha lavorato anche in Italia e parla molto bene la nostra lingua. Mangiamo bene e veramente tanto ad una cifra più che ragionevole. Anche oggi abbiamo superato i 400 km in sella alle nostre moto e decidiamo di rientrare in albergo per il meritato risposo.

 

13 agosto

 

  

 

    Nel garage dove ci hanno fatto parcheggiare la moto scambiamo due chiacchere con un motociclista spagnolo che sta partendo per continuare il suo viaggio. E’ abbastanza attempato e gira per l’Europa da solo. Sia la sua moto che la tuta che indossa, dimostrano di essere di un’altra epoca e ci fa un po’ di tenerezza vederlo innestare la prima e partire solo soletto. Partiamo anche noi in direzione della costa per andare a vedere una grandiosa opera di ingegneria che l’uomo ha dovuto costruire per difendersi dal mare. Il lunghissimo complesso di chiusure  e dighe che prende il nome di “Progetto Delta”, corre per molti km lungo la costa  e difende l’entroterra olandese, più basso del livello del mare, dalle incursioni delle acque. In passato questo fenomeno ha portato la morte per decine di migliaia di persone. Dal 1958 al 2002, centinaia di persone hanno lavorato a questa opera centrando l’obiettivo. Fortunatamente è una bella giornata e facciamo due passi nei dintorni delle strutture della diga. Riprendiamo la nostra strada ed arriviamo a Kinderdijk dove si trova un canale circondato da tantissimi mulini a vento dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Il parcheggio è pieno di camper ed automobili, segno evidente della fama di questo posto. Passiamo una piacevole oretta lungo le rive del canale ammirando i mulini a vento perfettamente conservati. Arrivati alle moto, notiamo un canuto signore appoggiato alla sua bicicletta che sembra aspettare noi. Appena ci avviciniamo ci saluta e scambiamo due chiacchere. E’ un simpatico signore italiano, emigrato in Olanda tanti anni fa, che come tutti gli emigranti incontrati durante i nostri viaggi, porta con se tanta voglia di parlare la propria lingua madre. Prima di congedarci da lui, ci da qualche dritta sulla strada da fare per arrivare ad Amsterdam. Percorriamo una tranquilla via che corre lungo un grande canale navigabile. Cerchiamo invano un ponte per attraversarlo, fintanto non vediamo un traghetto che fa la spola da una sponda all’altra. Capiamo così che non ci sono ponti e che siamo costretti ad imbarcarci. Filiamo dritti fino ad Amsterdam senza fare altre soste. L’albergo, anche se in periferia, si trova vicino ad una fermata della metropolitana e ce ne andiamo in centro a mangiare un boccone per vedere la città by night. L’impressione è di una città molto viva e piena di fermento. Infatti ci sono un sacco di locali e considerando il fatto che è agosto, moltissima gente in giro. Il centro è molto bello con i caratteristici canali che spuntano ovunque, le insegne luminose dei negozi di ogni genere e quella sorta di caos e trascuratezza tipica delle grandi ed affascinati metropoli. La scelta dei ristoranti è vastissima e copre presumibilmente tutte le cucine del mondo. Ceniamo in un ristorante italiano perché avevamo voglia di mangiare una bella pizza. Dopo, per la gioia dei maschietti, ci facciamo anche un giro nel quartiere rosso, affollato all’inverosimile.

 

14 agosto

 

  

 

     Dalla partenza, questo è il primo giorno che abbandoniamo le moto. Trascorriamo la giornata in giro per Amsterdam tra i canali, l’affollatissimo mercato dei fiori e piazza Dam. Nel pomeriggio prendiamo la metro e facciamo anche un salto ad Harleem. Questa piccola cittadina che sorge 4 metri sotto il livello del mare, a circa 30 km da Amsterdam, è molto carina e ben tenuta. Il centro storico è dominato dall’imponente chiesa, al quale organo, hanno suonato personaggi del calibro di Mozart e Schubert. Rientriamo per la cena e trascorriamo la serata gironzolando tra le strade del centro di Amsterdam.

 

15 agosto

 

  

 

     Imbocchiamo l’autostrada in direzione di Maastricht. Qui, dopo aver fatto due passi nell’affollato centro storico, visitiamo le Zonnenberg Caves, un intricatissimo dedalo di gallerie sotterranee scavate nel corso dei secoli a cominciare dall’epoca romana.  Rappresentavano cave da cui estrarre la marna che veniva poi utilizzata come materiale da costruzione. E’ una pietra molto morbida che veniva tagliata con delle semplici seghe di metallo. L’estrazione è proseguita per secoli, ed in molti punti è possibile ancora vedere i segni lasciati dagli utensili. I tunnel si estendono per tantissimi km e ovunque sulle pareti si trovano graffiti lasciati nel corso dei secoli. Ci sono disegni, incisioni nella pietra, semplici firme con la data che vanno dall’epoca romana ad oggi. Dall’inizio degli anni 80 sono chiuse e possono essere visitate solo con una guida senza la quale è sicuro perdersi poco dopo essere entrati. Sono servite anche come rifugi durante le grandi guerre. La visita è stato molto interessante e vale sicuramente la pena, oltretutto al prezzo più che onesto di 4,90 euro. Rimontiamo in sella ed arriviamo ad Aachen (Aquisgrana) che si trova in Germania praticamente attaccata al confine con l’Olanda. Dopo esserci sistemati nel solito Ibis, scendiamo per visitare il centro e cenare. All’apparenza la città sembra deserta, ma ne scopriamo ben presto il motivo. La maggior parte della gente si trova riunita nella piazza principale del centro storico stipata all’inverosimile. Ci troviamo infatti nel pieno di una qualche festa; la piazza è piena di banchi che vendono prodotti tipici, vino, birra e dolci di ogni tipo. L’atmosfera è molto allegra e da molti tavoli, si levano canti e cori, segno che l’alcool ha già fatto il suo lavoro. Ovviamente ci facciamo coinvolgere e ci buttiamo nella mischia. Prendiamo un piattone pieno di cose sfiziose, una bella birra a testa e ci mettiamo su una panchina a mangiare. Il centro di Aachen (Aquisgrana) è molto carino, pulito e pieno di gente. Facciamo due passi e ci facciamo un’altra birra all’esterno di un localino molto carino. Anche se oggi abbiamo percorso solo 270 km, la stanchezza si fa sentire e rientriamo per far riposar le nostre stanche membra.

 

16 agosto

 

  

 

     La prima tappa del giorno è Colonia, il cui duomo vale veramente la visita. Enorme, maestoso, altissimo, sono gli aggettivi che più gli si addicono. Iniziato nel 1248, questa immensa chiesa è stata fino al 1884 l’edificio più alto del mondo e rappresenta un meraviglioso esempio di stile gotico. E’ una giornata molto calda e dopo aver fatto due passi nel centro di Colonia, ci mettiamo all’ombra di alcuni alberi a mangiare un panino. Tornati alle moto, ci dirigiamo verso Coblenza dove passeremo due notti. Percorriamo “la strada del vino rosso” che ci porta fino alla cittadina di Arweiler che visitiamo. Il paese è pulito e ben tenuto e pieno delle onnipresenti case a graticcio. Il centro è chiuso da mura medioevali e da case che ne delimitano il confine. Degne di nota alcune delle porte medioevali di accesso. Prima di andare a Coblenza visitiamo il convento di Maria Laach. E’ un po’ fuori mano rispetto alla strada principale e sinceramente la visita non è troppo entusiasmante. Arriviamo in città percorrendo la bella strada che costeggia  la Mosella. Ci sistemiamo in albergo e per cena scegliamo un locale del centro dove ci servono piatti tipici molto abbondanti  ad una cifra più che ragionevole. L’unico neo della serata è rappresentato dal fratello del gestore che, visibilmente ubriaco, ci infastidisce un po’ durante la cena. Tutto sommato però la serata è piacevole.

 

17 agosto

 

  

 

     A Coblenza confluiscono due fiumi : la Mosella ed il Reno e il primo giorno decidiamo di percorrere la strade che corrono lungo il Reno. La valle scavata da questo grande fiume navigabile è punteggiata di castelli. Le alture circostanti sono dominate da splendidi manieri ben conservati che ricordano quanto fosse importante questa zona fin dal medioevo. Molti di questi sono visitabili compreso il castello di Rheinfelds, a pagamento, ma molto carino. All’ingresso ci viene consegnata una mappa con le indicazioni delle maggiori attrattive del castello. Dalle mura inoltre si gode una vista meravigliosa sul Reno che scorre placido un centinaio di metri sotto ed il tutto esalta la posizione strategica nella quale è stato costruito. Impieghiamo almeno un’oretta per vederlo tutto perché è molto grande. Purtroppo ci perdiamo la parte più affascinante perché, se muniti di candele o torce, saremmo potuti scendere nei sotterranei che sono immersi nella più totale oscurità. Lasciato il castello e tornati a valle, guidiamo tranquillamente lungo le sponde del fiume attraverso splendidi paesaggi fino a giungere al Kloster Eberach. Visitiamo il convento e poi facciamo rientro a Coblenza percorrendo la riva opposta del fiume. Dopo qualche tentativo fallito dovuto alle pessime indicazioni stradali tedesche, riusciamo ad arrivare sul belvedere che domina la città ed in particolare la confluenza dei due fiumi. Il sole si sta abbassando e la vista è molto suggestiva.

 

18 agosto

 

  

 

     Da Coblenza partiamo con le moto cariche alla volta di Saarbrucken. La strada che ci porterà alla meta della giornata corre lungo la Mosella. Rispetto al Reno questo fiume è più piccolo e tortuoso e la strada è molto più bella e suggestiva. Ci fermiamo in un piccolo paesino che incontriamo sul nostro cammino che sia chiama Belstein. Qui facciamo conoscenza con un gelataio di origini italiane. La vera sorpresa della giornata è il castello di Eltz. Parcheggiamo le moto nel parcheggio e ci incamminiamo verso il castello. Questo appare ai nostri occhi, dopo qualche minuto di cammino, in fondo ad una valle circondato da un piccolo fiume. Da fuori è molto bello e perfettamente tenuto. L’unico modo per visitarlo all’interno è con una guida e fortunatamente ce n’è una in italiano che parte poco dopo il nostro arrivo. 8 Euro spesi bene per vedere questo splendido castello che appartiene alla solita dinastia da 31 generazioni. L’interno è ristrutturato molto bene e le stanze ben arredate. Vista  la ripida salita che porta al parcheggio decidiamo di prendere il bus navetta per tornare alle moto. Torniamo sulle rive della Mosella e percorriamo molti chilometri accompagnati dalle acque del fiume senza altre soste fino alla città di Trier. Secondo le guide la più bella, ma forse anche l’unica, attrazione del posto è la porta Nigra. Si tratta di una grande porta in pietra costruita dai romani di colore molto scuro, da qui il nome Nigra. E’ un monumento importante perché si tratta della porta romana più grande a nord delle Alpi. A noi però non entusiasma molto e ci limitiamo a fare due passi nei dintorni prima di tornare alle moto. Arriviamo a Saarbrucken e non riuscendo a trovare l’albergo, chiediamo informazioni in un ristorante. Un ragazzo turco che sta mangiando, comincia a spiegarci come arrivare ma poi decide di accompagnarci. Interrompe il suo pasto, monta in macchina e ci porta fino all’ingresso dell’albergo. Ceniamo in un affollato ristorante che serve birra di produzione propria. Molto soddisfatti del pasto, facciamo due passi nel vivace centro prima di tornare in albergo.

  

19 agosto

 

  

 

     Nella tappa di oggi percorreremo 331 chilometri. Partiamo da Saarbrucken con destinazione Saverne, in Francia. Proseguiamo lungo una bella strada tutta curve fino ad arrivare nei pressi di Dabo dove, in cima ad uno sperone di roccia, si trova appollaiata una chiesa. Facciamo un paio di foto senza salire in cima alla collina e proseguiamo fino al paesino di Obernai. Questa zona dell’Alsazia è molto bella, piena di piccoli paesini con le tipiche case a graticcio e verde ovunque. Arriviamo poi a Selestat per giungere all’Haut Koenigsbourg. Questo castello è uno dei monumenti più visitati di Francia e si vede da molto lontano. Si trova infatti arroccato ad 800 metri di altezza e domina un’immensa pianura che si stende a perdita d’occhio. Esternamente è molto bello e il piazzale è pieno di turisti. Le guide dicono che all’interno è stato fortemente, forse troppo, ristrutturato e noi, anticonformisti come al solito, decidiamo di non entrare. Lasciato il castello, puntiamo verso la Germania. A Colmar ci separiamo in quanto Guido e Valentina vogliono visitare la città, mentre io e Cinzia, molto stanchi, preferiamo proseguire e quindi ci diamo appuntamento all’albergo di Friburgo. Usciamo per cena e rimaniamo piacevolmente colpiti dalla città. Il centro di Friburgo è molto carino, pulito e pieno di locali dove è possibile gustare birre ma anche ottimi vini locali. Ovunque lungo le stradine lastricate, spuntano i caratteristici canali dentro i quali scorre l’acqua che proviene dalla vicina foresta nera. Un tempo servivano per avere sempre a disposizione acqua per combattere gli incendi, oggi sono una piacevole attrazione turistica.

 

20 agosto

 

 

 

     Anche oggi una piccola tappa di 428 chilometri ci attende. Puntiamo a nord appena usciti da Friburgo e dopo circa una mezz’oretta arriviamo a Gegenbach. La cittadina è carina ma fa molto caldo e decidiamo di non stare troppo in giro a piedi ma di rimontare in sella e percorrere le belle strade che si inoltrano nella foresta nera. Anche qui notiamo quanto sono fatte male le indicazioni stradali in Germania e ovunque ci voltiamo, leggiamo quel cartello che ci accompagna fin dal nostro ingresso in terra tedesca ad Aquisgrana : UMLEIDUNG (deviazione), questo è il significato del cartello posto in prossimità di lavori o comunque deviazioni in genere. Pare che in tutta la Germania stiano rifacendo completamente le strade. Arriviamo a Triberg (capitale degli orologi a cucù) dove si trovano le cascate più alte della Germania. Le acque compiono un balzo di 163 m in sette gradoni. L’ingresso è  3 euro ma, anche se il sito è molto carino, c’è un po’ troppa gente per i nostri gusti. Al riparo degli alberi del bosco però fa fresco e quindi ci facciamo la nostra passeggiata con molta calma. Riprendiamo il viaggio cercando il più possibile di percorrere strade secondarie e poco trafficate. La foresta di conifere che ci circonda è molto fitta e capiamo bene perché viene chiamata “nera”. Tanto per non farsi mancare proprio niente, facciamo anche un salto in Svizzera per ammirare la cascate che il Reno crea a Schaffausen. La portata d’acqua è impressionante e volendo, una barca porta fino in mezzo alla cascata lasciando i turisti su uno sperone di roccia risparmiato dalla furia del fiume. Facciamo anche il pieno alla moto perché la benzina in Svizzera costa 1,09 euro, niente in confronto ai 1,45 di media che troviamo negli altri paesi europei. Rientriamo in Germania e non senza qualche difficoltà per via delle famigerate indicazioni tedesche, arriviamo in albergo che il sole sta quasi tramontando. Dormiamo nel piccolo paesino di Walburg. Il nostro hotel fa anche ristorante e consumiamo un’ottima e veramente abbondante cena, annaffiando il tutto con una sublime birra fresca. Prima di andare a letto, facciamo due passi e proviamo a fare le foto alle stelle cercando di immortalare la classica scia prodotta dalla rotazione della terra. Dopo alcuni tentativi a vuoto decidiamo che è arrivata l’ora di riposare le nostre stanche membra.

 

21 agosto

 

  

 

     Nei pressi di Lindau che sorge sulle sponde del lago di Costanza, comincia l’Alpenstrasse, una bellissima strada che si snoda per circa 400 km in direzione est-ovest, lungo le Alpi tedesche. Molto frequentata da motociclisti, è caratterizzata da splendidi panorami, laghi, villaggi e foreste. Ne percorriamo un centinaio di km prima di deviare verso il Castello di Neuschwanstein, uno dei siti turistici più visitati della Germania. Forse perché siamo quasi a fine vacanza e quindi un po’ stanchi, forse perché siamo un po’ allergici ai posti troppo turistici, decidiamo di non visitare il castello al suo interno, ma di ammirarlo solo da fuori. Il punto migliore per scattare delle foto è un piccolo ponte che si trova ad un’altezza vertiginosa su due belle cascate. Purtroppo il castello è in fase di restauro e quindi riusciamo a vedere solo le impalcature che ne disegnano la sagoma. Il belvedere si trova a 40 minuti a piedi dal parcheggio dove è obbligatorio lasciare i mezzi e quindi la visita al castello richiede almeno un paio di ore. In serata arriviamo a Monaco di Baviera e dopo aver preso possesso delle camere, scendiamo in città per fare due passi e cenare. La città non ha bisogno di presentazioni, in quanto la capitale della Baviera, oltre ad essere a misura d’uomo, offre molte ed interessanti attrattive per tutti i gusti. Mangiamo in una birreria abbastanza affollata e poi ci mescoliamo agli altri turisti in giro per le vie del centro.

 

22 agosto

 

 

     Giornata senza le moto che vengono lasciate a risposo nel parcheggio dell’albergo. Guido e Valentina vanno a visitare lo splendido museo della scienza e della tecnica, mentre Mirko e Cinzia vanno a vedere l’Allianz Arena, l'imponente stadio di calcio dove giocano le due squadre di Monaco. Purtroppo la pioggia incessante rovina un po’ la giornata e nel pomeriggio ci dedichiamo tutti e quattro allo shopping.

 

23 agosto

 

     Per il secondo anno consecutivo, le coppie si scoppiano…Mirko e Guido continuano la loro vacanza da soli, mentre Cinzia e Valentina se ne tornano a casa con il treno. Accompagnate le ragazze alla stazione ed atteso che il treno sparisca all’orizzonte, imbocchiamo l’autobahn e ci dirigiamo a tutto gas verso Berlino. Arriviamo in serata dopo un viaggetto di 630 km accompagnati fortunatamente dal bel tempo. La lonely planet consiglia una pizzeria italiana gestita da italiani e noi ci fidiamo. In effetti la pizza non è male ed il locale abbastanza carino.

 

24,25 agosto

 

  

 

     Trascorriamo due giorni di assoluto relax in giro per Berlino, visitando musei, mostre e girovagando con i mezzi pubblici per i luoghi di maggior interesse.

 

26 agosto

 

 

     Purtroppo dobbiamo lasciare questa splendida città e dopo un altro viaggio di 630 km, torniamo a Monaco dove trascorriamo la notte. In Marienplatz, vediamo un tizio che si sta facendo fotografare in sella al suo GSone. Vista la targa americana, ci sembra obbligatorio fare due chiacchere e per poco non ci prende un colpo quando ci dice che sta girando il mondo da due anni. Noi abbiamo percorso 8000 km in circa un mese ma quasi ci vergogniamo a dirglielo. Trascorriamo una mezz’oretta con anche se vorremmo fargli migliaia di domande. Cena, birretta e poi a nanna visto che l’indomani rientriamo in Italia.

 

27 agosto

 

 

     Attraversata l’Austria, arriviamo nella caldissima Bolzano, dove andiamo a visitare il museo che ha conservata la mummia di Oetzi, un uomo vissuto circa 3300 anni fa ed il cui corpo è stato conservato in modo sorprendente dai ghiacci delle Alpi. La mostra è fatta benissimo, curata nei dettagli e vale sicuramente una visita. Trascorriamo la notte in un albergo molto carino, sperduto tra le montagne che sovrastano Bolzano. Ottima cena, ottima colazione e ottimo trattamento nei confronti dei motociclisti.

 

28 agosto

 

     Gli ultimi 415 km di questa bellissima vacanza sono i più lunghi ed i più tristi come succede sempre quando si rientra a casa. Il rientro alla normalità però porta con se i ricordi di una splendida esperienza e la gioia che tutto è andato bene.

 


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